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System ReBooth

Avete presente quei giorni in cui il vostro computer fa i capricci e capita che avvengano strani e spiacevoli imprevisti? Accade ad esempio che i programmi vadano lentissimi, oppure non si aprano le finestre desiderate, la chiavetta non viene riconosciuta o anche che il nostro editor si presenti con i comandi scritti in qualche dialetto bulgaro, magari invece è solo il puntatore del mouse che, rimasto immobile, non ne vuole sapere di spostarsi di un centimetro, magari invece è la tastiera che si è messa a produrre punti interrogativi al posto di doppi apici… Insomma, senza citarle tutte, avrete capito che si parla di quelle circostanze in cui c’è qualcosa a non funzionare, causata da una qualsiasi della tante fastidiose evenienze possibili…

Prima di ricorrere al tecnico o all’amico esperto, prima di acquistare manuali che prospettano rassicuranti panacee informatiche, prima di avviare l’antivirus o di cercare in rete una possibile soluzione… prima di ogni cosa…  si effettua l’operazione più gettonata in assoluto: il riavvio del computer. Se il problema non  è grave il risultato è garantito. Lo stesso tecnico ci chiederebbe come prima informazione:  “Ha riavviato il pc?”.

Questa procedura implica la reinizializzazione del sistema operativo, il ritorno alla configurazione originale di partenza. Il riavvio effettua una pulizia automatica delle aree di memoria da tutte le corruzioni possibili. Insomma è il modo più veloce per azzerare tutto ciò che si è fatto e tornare ad una situazione “pulita”. Certo non sempre i problemi informatici si risolvono in questo modo, ma in parecchie circostanze abbiamo la possibilità di effettuare quanto raramente è realizzabile nella vita: cancellare gli errori e ripartire da capo come se non fosse accaduto nulla. In termini informatici l’operazione descritta si chiama System Reboot.

Giocando con le parole siamo arrivati a fare un parallelo tra questo post e il riavvio informatico di un sistema operativo. Così il System Reboot è diventato un System ReBooth per indicare che torneremo a parlare del personaggio W.S. Booth già protagonista del post: “Una gentile concessione”. (vi consigliamo di rileggere il post precedente perché questo appare a tutti gli effetti esserne un sequel)

Anche in questo caso ringraziamo Aldo Gritti per l’ulteriore gentile concessione. L’immagine che pubblichiamo fa parte del romanzo “I Custodi della Pergamena Proibita” e l’autore l’ha scovata negli archivi dell’US Bureau of Investigation.

Se qualcuno ravvisasse qualsiasi tipo di violazione di diritti può comunicarlo all’indirizzo voynich2012@libero.it dove prenderemo in considerazione la segnalazione. 

Si tratta di una lettera inviata da W.S. Booth   al Dipartimento di Giustizia, da lui scritta, per dare informazioni proprio circa la lettera, in precedenza ricevuta da W.M. Voynich. E’ un’incisiva analisi del nostro personaggio. In calce all’immagine della lettera è presente la sua traduzione in italiano (tra parentesi viene tradotto il testo manoscritto).

Non aggiungiamo altro perché il documento parla da solo, se non che Wilfred Michael Voynich appare in maniera evidente al centro dell’attenzioni dei Servizi Segreti americani e quindi un personaggio sospetto.

Ci piace condividere con i lettori questa considerazione: sarebbe davvero auspicabile nel caso del manoscritto Voynich che si facesse una sorta di System Reboot. Liberarsi da tutte le congetture esistenti e provare a pensare in maniera diversa senza pregiudizi di sorta… Chissà se quella, da qualcuno etichettata come una mera operazione commerciale, non possa risultare invece la chiave di lettura giusta!

Restate sintonizzati.

 

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W.S. Booth 120 Tremont Street

Stanza 314 Boston Mass

Telefono- Main 2069-M

Cable- “Gravecorn” Boston

 

Dipartimento di Giustizia, Washington D.C.

Gentili Signori,
Non ho motivo di pensare che il Sig. Voynich non si occupi esclusivamente della vendita di libri, ma la lettera allegata da lui scrittami, merita più di un momento di considerazione date le difficoltà da voi riportate con le spie
.

Tutto quello che so di Voynich è che è un libraio molto noto, che mi ha riferito di aver portato praticamente tutti i suoi beni (all’incirca un milione di dollari, così mi ha detto) da Londra sotto forma di libri e Mss; che lui è arrivato qui (in America) all’incirca sei mesi dopo lo scoppio della guerra in Europa.

Ho capito che è un soggetto britannico, sposato con una donna inglese; che è austriaco di nascita; un ebreo; che non è leale nei confronti del paese che lo ha adottato. Dichiara grande diffidenza per la Russia, ed ammirazione per la capacità tedesca ad operare. Attualmente potrebbe aver cambiato opinione.

Per quanto riguarda la possibilità che il Ms attribuito a Ruggero Bacone possa essere usato come mezzo di comunicazione con qualcuno al dipartimento, vi accludo la lettera del Sig. Voynich per il vostro archivio. Voynich mi ha riferito che vi sono pochi posti in Europa di cui non è pratico. Mi ha riferito che ha rapporti con i Capi di Stato grazie al suo lavoro. E’ chiaramente un millantatore, ed un buon commerciante e racconta storie affascinanti e misteriose delle sue avventure alla ricerca di biblioteche nascoste o perdute. (Tutto questo subito dopo il suo arrivo).

Sinceramente Vostro W.S. Booth


Una gentile concessione

Pubblichiamo qui di seguito, per gentile concessione dello stesso Aldo Gritti, l’immagine di una lettera che l’autore ha scovato negli archivi dell’US Bureau of Investigation e che fa parte delle immagini riportate nel romanzo “I custodi della pergamena proibita”. Qualora qualcuno ravvisasse qualsiasi tipo di violazione di diritti può comunicarlo all’indirizzo voynich2012@libero.it dove prenderemo in considerazione la segnalazione. 

William Stone Booth. ( immagine da http://www.sirbacon.org )

La lettera è datata 25 giugno 1917. Ed è indirizzata a Mr. W.S. Booth, che risiede in quel momento al Botolph Club di Boston. 

Molto probabilmente si tratta di William Stone Booth, un bibliofilo e autore esperto di cifrature accreditate ad un altro illustre Bacone: Francis. Booth scrisse testi relativi all’utilizzo di acrostici che permettessero la realizzazioni di firme nascoste, ad esempio, oltre al già citato Francis Bacon, quella presente nel Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna.

E’ disponibile una breve biografia di W.S. Booth al seguente link .

Nella lettera, più che il contenuto, sono interessanti le annotazioni manoscritte ai margini. Di seguito l’immagine della lettera, la sua traduzione in italiano completa delle integrazioni manoscritte evidenziata nel testo con carattere grassetto corsivo. In calce alcune considerazioni conclusive.

 

tratto da “i custodi della pergamena proibita” di Aldo Gritti

Mio caro Signor Booth,

E’ passato molto tempo dalla nostra ultima corrispondenza. Non ho idea se siate a Boston o meno. Ricorda che manifestò un grande interesse per il mio MS cifrato(?). ( (presunto) Ruggero Bacone). Mi chiedo quale sia stato il risultato del vostro tentativo di decifrarlo.  A tal proposito, attualmente,  il vostro Dipartimento di Guerra ci sta proprio lavorando (perché?), mi auguro che siano in grado di traslitterarlo con l’aiuto dei loro esperti. Anche il professor Manly dell’Università di Chicago ci sta lavorando.

Ho aperto un ufficio permanente all’indirizzo segnato in alto (Aeolian Hall, 33 West 42nd Street, New York ndr), dove sto via via trasferendo la mia collezione di MS miniati e libri rari.

La prima parte, che lei ha già visto, appartiene ora, con l’eccezione di pochi pezzi, a diverse istituzioni pubbliche degli Stati Uniti.

Se vi trovaste a New York mentre sono qui, sarei felice di incontrarvi ancora.

Sinceramente vostro

W. M. Voynich

? Un austriaco o un russo polacco (ebreo) + un filo-tedesco anti britannico

naturalizzato britannico +un bell’articolo ingegnoso (falso)

Il professor Manly citato nella lettera è lo stesso che in seguito demolì la teoria di Newbold. Inoltre, Manly condivide con Booth la passione per la teoria che vede Francis Bacon come possibile autore dei testi di Shakespeare.

E’ evidente che le annotazioni manoscritte sono state realizzate da qualche funzionario e siano volte a segnalare alcuni aspetti della figura di Voynich. E’ inoltre evidente che su di lui venivano svolte delle indagini e che, anche grazie al  conforto di altri documenti ritrovati dall’autore, Wilfred Voynich  era sospettato di essere una spia.