La verità vale più di un'identità

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Perché non parli?

 Libere considerazioni sul manoscritto più misterioso del mondo nate in una notte di mezza estate.

Crediamo sia noto a tutti l’aneddoto secondo il quale il grande Michelangelo, stupito dal realismo dell’opera realizzata, abbia esclamato “Perché non parli?”, martellando il ginocchio del suo Mosè. Un’opera talmente vera da non poter esser creduta finta. Potremmo chiedere in prestito questa esclamazione ed in maniera dissacrante utilizzarla per rivolgerci al manoscritto Voynich (per i tecnici, Ms.408). Probabilmente ci troveremmo  nella condizione opposta, quella di essere di fronte ad un’opera talmente finta da non poter essere creduta vera (questa almeno è la nostra sensazione). La stessa domanda avrebbe però la medesima risposta: nessuna. Ora, mentre nel primo caso è normale che una statua di marmo non dica nulla, se non i miliardi di messaggi subliminali inviati da un’opera d’arte,  al contrario,  che un libro di circa 200 pagine pieno di disegni e scritte non dica nulla è indubbiamente un bel problema. Un libro incapace di trasmettere alcun messaggio è come un televisore senza antenna. Uno stereo senza casse. Una bicicletta senza ruote. In questi casi, però, la conoscenza umana possiede una soluzione scaturita dall’esperienza. Se troviamo un televisore senza antenna sappiamo che basta rimediarne una. Così anche per il problema dello stereo e della bicicletta: sarà sufficiente recuperare delle casse e un paio di ruote. In questi casi riusciamo a risolvere il problema perché qualcuno ha già affrontato quel tipo di criticità risolvendola e comunicandoci in qualche modo la soluzione. Così ci risulta del tutto normale lo schema secondo il quale una bicicletta senza ruote è pur sempre un oggetto appartenente alla famiglia delle biciclette e le biciclette hanno questo ineludibile vizio di avere due ruote.

Un libro pieno di scritte, ma muto come sfinge, invece, è davvero un bel dilemma.

Qualsiasi libro, qualsiasi messaggio umano è stato oramai compreso ad eccezione del manoscritto Voynich. Il benedetto problema di questo maledetto manoscritto è che: il caso è unico. Nessun precedente. E per questo tutto il bagaglio della conoscenza umana non è stato in grado di aiutare ad arrivare ad una soluzione plausibile dell’enigma. E’ passato un secolo dalla sua comparsa, il secolo in cui scienza e conoscenza sono esplose e cresciute esponenzialmente come mai accaduto nella storia dell’umanità, ma il manoscritto resta muto. Non esiste nemmeno la speranza di tradurre sull’ultima pagina del manoscritto un messaggio che dica: “La soluzione del gioco nel prossimo numero”.  Niente di niente. Silenzio.

Beh! Un momento! A dirla tutta… proprio muto-muto non è …Ssshh! Se fate un po’ di silenzio qualcosa si può sentire… Ecco! Ascoltate!? Sentite un brusìo? Se fate ancora più silenzio quel mormorio diverrà sempre più forte. Un crescendo. Presto risulterà quasi assordante. Un incomprensibile chiasso formato da voci che si accavallano. Linguaggi differenti che si alternano. Urla, grida, monologhi da una novella torre di Babele… Sono le decine, centinaia forse migliaia di teorie che sono nate da quell’epidermide ovina. Tanto che alla fine, parafrasando lo stesso Michelangelo al contrario, verrebbe quasi voglia di sovrastare quelle voci e urlare a squarciagola: “Perché non stai zitto?”

Ma da chi è composta questa folla urlante? Sono i voynichologi o voynichofili o come diamine si voglia definire quel gran numero di persone che si è imbattuta nelle vicende del manoscritto e che ha tentato in qualche modo di venirne a capo. Sono gli “iscritti” al grande gioco del “Trova la soluzione al manoscritto più misterioso del mondo”, concorso che sembra avere come premio finale esclusivamente la gloria e l’immortale riconoscimento di tutti gli altri. In definitiva alcune caratteristiche dei “concorrenti” sono ben descritti da E.A. Poe:

“[…] Come l’uomo forte gode della propria prestanza fisica, dilettandosi di quegli esercizi che impegnano i suoi muscoli, così l’analista si compiace di quell’attività mentale che risolve. Trae piacere anche dalle occupazioni più banali, purché impegnino i suoi talenti. È appassionato di enigmi, di rebus, di geroglifici, facendo mostra nel risolverli di un acumen che a un’intelligenza comune appare soprannaturale.[…]”

Un dato è certo: chiunque si sia lasciato ammaliare dal manoscritto Voynich ha certamente accarezzato l’idea di poter risolvere l’enigma degli enigmi, il più grande rebus di sempre, il test di intelligenza, acume e cultura più astruso e misterioso che si ricordi. Gli elementi multidisciplinari sono talmente numerosi che le frotte di aspiranti solutori arrivano da ogni campo del sapere umano. Si vedono sfilare in parata eserciti di astronomi e astrologi, antropologi, criptologi,  fisici e matematici, critici d’arte e artisti della critica, medici e odontoiatri, farmacisti e chimici, psicologi, informatici e statistici, storici e archeologi, geografi e geologi, giornalisti e giornalai, letterati e linguisti, glottologi, grafologi e grafomani, maghi, esoteristi, genetisti, filosofi, alchimisti dell’ultima ora, templari e rosacrociani, paleologi e paleografi, teologi, biologi , opinionisti, botanici e musicisti, commercianti, giardinieri, fanti, cavalli e re, qualche politico, alcuni esperti di gossip, molti furbi, parecchi ciarlatani e soprattutto tanti ignoranti . Del resto il manoscritto è un concentrato unico e che promette la possibilità di far mostra delle proprie capacità analitico-intellettive, ma per chi ci sa fare anche un po’ di denaro. Il sogno di trovare la risposta nutre la narcisistica soddisfazione di risolvere il mistero più grande del mondo. L’ultimo mistero terrestre. Trovare la soluzione equivale a trovare la quintessenza della gloria imperitura. Così, dopo che i primi decenni dal ritrovamento del manoscritto furono caratterizzati dall’unica soluzione nota e relativa al solo autore rispondente al nome di Ruggero Bacone, quando le critiche cominciarono sensatamente a scardinare questa tesi, allora iniziarono anche a scendere come gocce di pioggia altre ipotesi. E proprio come l’incedere della pioggia dapprima le gocce furono piccole e sporadiche, poi , non trovando ostacoli, venne giù l’acquazzone. Fu così che un manoscritto muto rese loquace, anzi logorroico, un esercito composto da esperti e pseudo tali. Del resto qualsiasi teoria era ben protetta dal fatto che più passava il tempo e più della Soluzione definitiva non vi era traccia. Insomma: la situazione ideale per poter smentire o rendere plausibile qualsiasi tesi. E ognuno ha detto la sua. Solo per decidere chi fosse l’autore sono stati scomodati proprio tutti: da Ruggero Bacone a Leonardo da Vinci passando per miriadi di personaggi…  dai Catari agli Ucraini passando per miriadi di popolazioni, persino quelle precolombiane… per non parlare della provenienza… da Atlantide a Sumatra, dagli Appennini alle Ande… e quando finirono tutti i possibili nomi, quando terminarono tutte le possibili civiltà ed elencati tutti i possibili luoghi di provenienza, visto che ad una soluzione credibile ancora non si era arrivati, allora si iniziò a dire che il manoscritto non era di questa Terra e che una possibile risposta doveva venire da un altro mondo. Fu così che gli alieni sbarcarono sul manoscritto Voynich.

Ora è abbastanza chiaro che questo scenario implica parecchi risvolti psicologici, non esclusa una vasta gamma di manifestazioni di comportamenti umani. L’ansia che un competitore possa risolvere l’enigma prima di te… L’invidia nel vedere qualcuno che propone un’illuminante alternativa… La frustrazione nel verificare il proprio costante fallimento… La consolazione nel vedere il fallimento degli altri… Il timore che il messaggio custodito non sia poi così importante. Probabilmente saranno sorte anche vere e proprie dipendenze da soluzione del Voynich. Come non considerare poi il possibile emergere di un altro tipo di angoscia, quella strettamente legata all’inesorabile scorrere del tempo e alla possibilità che qualcuno trovi davvero una soluzione! Una risposta definitiva, infatti, avrebbe come prospettiva quella di far a meno di una parte della propria vita per tutti quelli che per una vita hanno impiegato tempo ed energie nel cercarla. E’ naturale che possano sorgere meccanismi di difesa per i quali risulterebbe difficile accettare una soluzione esterna e che implichi la conferma del proprio decennale fallimento o il volatilizzarsi dell’enorme numero di ore dedicate alla ricerca di una conferma alla propria soluzione. Non dimentichiamo l’aspetto prettamente economico: ci sarà pur qualcuno che è in grado, grazie al manoscritto, di sbarcare il lunario. Insomma, il manoscritto è anche e forse soprattutto un generatore di sentimenti, emozioni e fobie tipiche degli esseri umani.  Detta così sembrerebbe quasi che ci sia il rischio di “ammalarsi” di Voynich. Potremmo pensare ad un nome per questo morbo: che so!? sindrome di Voynich? oppure qualcosa di più popolare tipo la Voynichella o il Voynichillo. E dire frasi del tipo “E’ meglio prendere i Voynicchioni da piccolo che non da adulto!”.  Forse esistono gradi diversi di questa “malattia” a seconda di quanto sia stato il tempo di esposizione nel vano tentativo di una chimerica decodifica. Forse, raggiunto un certo stadio, il “malato” di Voynich spera ardentemente che nessuno possa trovare più la soluzione e soprattutto spera che nessuno lo possa svuotare dei suoi potenziali criptici contenuti. Perché in definitiva, per l’ossessionato dal Voynich, c’è solo un timore più grande di quello di veder risolto il mistero da un altro che non sia lui… ed è quello che un altro risolva il mistero dicendogli che non c’era alcun segreto da rivelare. Nessuna ricetta per l’immortalità, nessuna formula per trasformare il piombo in oro, nessuna istruzione per raggiungere una dimensione parallela. Un vaso di Pandora vuoto.

Questo BLOG potrebbe risultare facilmente l’ennesimo dispensatore di rintocchi in un paesaggio costellato da fin troppi campanili. Abbiamo però la presunzione di identificarci con il milionesimo gallo che canta in un pollaio. E si sa: a cifra tonda c’è sempre la sensazione di possedere una peculiare caratteristica che ci differenzia da tutto il resto.

Cosa ci affascina della teoria di Gritti? Innanzitutto che non è una teoria, ma il racconto di una storia plausibile.

Attenzione! Non si deve sottovalutare questo aspetto: Gritti è l’unico ad aver avuto un approccio al manoscritto che è diametralmente opposto a quello avuto dal resto del mondo. Ha effettuato il percorso inverso. L’esercito di esperti ha conosciuto il manoscritto e ha cercato una soluzione. Gritti è partito dalla soluzione, ha eseguito ricerche storiografiche su Wilfrid Michael Voynich e poi è approdato al manoscritto.

Ogni giorno ci meravigliamo dell’assordante silenzio che circonda la faccenda. Ogni giorno restiamo allibiti nel constatare quanta indifferenza e diffidenza ci sia verso questa voce. C’è poi un altro fattore che ci lascia ulteriormente interdetti e ci fa nascere quantomeno un inquietante sospetto. Cercheremo di esporre questa sensazione qui di seguito

Nel mondo del Voynich si può fare qualsiasi ipotesi e c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarti e darti spazio. Se avessimo costruito un BLOG che avesse esposto la teoria secondo la quale il Ms.408 non è altro che il libretto delle istruzioni di una vasiera per bonsai prodotto dell’azienda AEKI che a sua volta non sarebbe stata altro che l’IKEA di una dimensione parallela e simmetrica, forse ci avrebbero invitato ad esporre per esteso la teoria in una apposita conferenza. Probabilmente se avessimo tentato di promuovere l’ipotesi secondo la quale l’autore del manoscritto non è altri che Godzilla e la duplice grafia è dovuta al fatto che il mostro si è fatto aiutare nella stesura da King Kong in persona, forse ci sarebbe stato qualcuno disposto a finanziare la pubblicazione di un saggio. Insomma il messaggio subdolo suona in questo modo: “Dite tutto e saremo disposti ad ascoltare, ma non dite che è stato Voynich perché vi prenderemo per dei pazzi cialtroni!”

La domanda è: perché Voynich è così intoccabile

Perché se si sostiene che Papa Pio XI, i Power Rangers o i Pink Floyd sono gli autori del manoscritto si potrebbe trovare qualcuno disposto a crederci, ma se si attribuisce la paternità a Wilfrid Michael Voynich si passa per pazzi?

Proprio questa riluttanza a noi appare come un ulteriore indizio significativo e uno stimolo ulteriore per questo BLOG.

Restate sintonizzati.

 

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Quando i Conti cominciano a tornare

Riportiamo qui di seguito l’intervento di Giorgio Conti, collaboratore di Aldo Gritti, dal quale emergono ulteriori ed interessanti notizie. Nel ringraziare Giorgio precisiamo che il suo commento è stato inserito nel post relativo alla presentazione de “I custodi della pergamena proibita” avvenuta a Pescara.

In primis mi corre l’obbligo di ringraziare i curatori di questo blog per l’accuratezza con cui lo hanno realizzato e per lo spazio dedicato alla locandina. La presentazione del libro di padre Gritti, a Pescara, si é svolta in un clima di interesse, curiosità e meraviglia.L’affluenza di pubblico é stata notevole, grazie forse anche alla vostra pubblicità.

Mi piace ora relazionare in breve sul Convegno Internazionale tenutosi a Villa Mondragone, presso Frascati, il giorno 11 maggio 2012 ( dettagli dell’evento si possono ottenere al link : http://www.voynich.nu/100.html ndr)  e dedicato al presunto ritrovamento del manoscritto Voynich, conosciuto anche come Ms 408, attualmente conservato presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale. La mia partecipazione al convegno ( dovuta alla cortesia e all’ospitalità del Prof. Franco Giannini, Presidente di Villa Mondragone ) é consistita in una concisa relazione ( circa 5 minuti ) sulla nuova e rivoluzionaria tesi esposta nel libro di p. Aldo Gritti, formulata in base ai documenti in possesso dell’autore e alle indagini da lui effettuate. A tal proposito é doveroso precisare che io ho fatto parte del team di ricerca del sacerdote. L’uditorio sembrava attento alle notizie da me fornite, ma credo invece che io sia risultato quasi un personaggio “blasfemo” che infrangeva il loro INVIOLABILE MITO. Ho comunque dichiarato che i documenti di padre Gritti erano a disposizione di chi ne fosse stato interessato, ma i convenuti sembra abbiano fatto orecchie da mercante.

Gli interventi, 11 come dal programma dei lavori, hanno avuto la durata media di 30 minuti ciascuno, ad eccezione di quello di Greg Hodgins, illustrante l’analisi effettuata con il radiocarbonio-14 al fine di datare con sicurezza la pergamena. Lo stesso Hodgins ha avanzato l’ipotesi che il manoscritto sia un falso realizzato dallo stesso Voynich. Infatti, in una delle tante diapositive con le immagini degli ipotetici autori del Ms., era presente anche la foto di W.M.Voynich indicata dallo stesso Hodgins. L’uditorio è rimasto in silenzio. Ma alla fine dell’intervento, non è mancato l’applauso di cortesia. (é proprio nell’abstract stesso della presentazione di Hogins che viene affermato : “Radiocarbon dating identifies when the animal that produced the parchment lived, not when the finished parchment was written upon, so there is a formal possibility the Voynich MS was created at a later date.”  Traduzione: “La datazione al radiocarbonio individua quando l’animale da cui è stata ricavata la pelle per la pergamena ha vissuto, non quando è stato scritto sulla pergamena, quindi c’è una possibilità formale che il MS Voynich sia stato realizzato in una data successiva.” ndr)

Le relazioni sono state tutte dei monologhi, pertanto dissonanti, in quanto i relatori hanno presentato tesi completamente differenti l’una dall’altra, concordando solo ed esclusivamente su una ed una cosa : il Ms 408 é un’opera realizzata nel medioevo. In pratica é stato come ascoltare un concerto dove ogni strumento suonava per conto suo, come se ogni relatore parlasse solo per convincere se stesso della veridicità delle argomentazioni esposte ( in base alla nota teoria del più lo affermi e più ti convinci ). Mi ha particolarmente divertito ( in riferimento alle tre figurine disegnate e alle righe di testo riportate sull’ultima pagina del Ms, puntualmente decodificate da p. Gritti e riportate ne “I custodi della pergamena proibita” ) l’intervento di Johannes Albus, illustrante una fantascientifica ricetta medica medioevale, in base alla quale il fegato di caprone e la cera d’api sarebbero un toccasana per le ferite.

Concludo scusandomi per il ritardo con cui posto questa comunicazione, ringraziando per l’ospitalità e complimentandomi nuovamente per il blog.

Giorgio Conti

E’ interessante segnalare che mentre scriviamo queste righe abbiamo scovato in rete una particolare discussione. Il dialogo telematico è iniziato il 25/07/2012 (6 giorni fa) e l’ultimo messaggio è stato scritto solo 2 giorni fa (29/07/2012), non è escluso che si possano aggiungere ulteriori messaggi… Il titolo della discussione è “Wilfrid Voynich,  Forger?” (Wilfrid Voynich è un falsario?). Il caso vuole che in questa discussione si parli di: Reilly, pergamene intonse, spie, Hebborn, mappa di Vinland, Michael Barlow, libreria Franceschini… tutti temi trattati in queste settimane nel nostro BLOG e decisamente oggetto di indagine della ricerca di Gritti . Qui trovate il link