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1921… La diffidenza di Vizetelly

  

Il 26 Marzo del 1921, a pagina 4 dello storico quotidiano New York Tribune, appariva un piccolo articolo (vedi immagine 1) che annunciava una particolare notizia:

Immagine 1. Articolo originale digitalizzato del New York Tribune pubblicato il 26 marzo 1921. Per navigare sull’intera pagina del quotidiano clicca sull’immagine.

Bacone usava il telescopio nel XIII secolo

Il manoscritto cifrato prova che era già noto anche il microscopio

“La scoperta di manoscritti cifrati rozzamente illustrati dimostra che Ruggero Bacone, vissuto nel XIII secolo, già utilizzava microscopi e telescopi all’avanguardia, strumenti generalmente attribuiti ad inventori del XVII secolo”. La notizia è stata resa nota dal dottor Wilfred M. Voynich, noto bibliografo. “I disegni rivelano”, egli ha detto, “che Bacone osservò oggetti celesti e particolari anatomici mai osservati prima e visibili agli occhi umani solo quattrocento anni dopo. Il dottor William Romaine Newbold, dell’università della Pennsylvania, ha scoperto la chiave per decifrare il codice utilizzato da Bacone nel redigere la sua opera e ora è in grado di decriptarlo”, ha affermato il dottor Voynich e poi ha aggiunto “per secoli il manoscritto è passato di mano in mano senza che a nessuno fosse noto il contenuto”. Il dottor Voynich e il dottor Newbold stanno per descrivere le loro scoperte il mese prossimo presso il College of the Physicians.

 Il 31 Marzo 1921 il New York Tribune, a pagina 8, pubblica una lettera all’editore, datata 26 Marzo (vedi immagine 2), in cui Frank Horace Vizetelly, lessicografo etimologista ed editore di origine inglese, residente a New York, chiede chiarimenti su quanto riportato dal dottor Wilfred Michael Voynich in merito alla notizia data il giorno 26 sul New York Tribune: la scoperta di un manoscritto cifrato il quale dimostra che Ruggero Bacone utilizzò potenti microscopi e telescopi. L’annuncio riguarda inoltre la scoperta della chiave del codice usato da Bacone ad opera del dottor William Romaine Newbold. Vizetelly pone a Voynich una domanda diretta e lo fa proprio nella chiusura della lettera.

“Ciò che è particolarmente interessante sapere circa l’annuncio del Dr. Wilfred Voynich, noto bibliografo, è : Da dove viene ‘il manoscritto cifrato rozzamente illustrato’? e come possiamo assicurarcene? E’ possibile che sia parte del bottino della desolata Douai?” 

Immagine 2. Rielaborazione grafica della lettera originale di Vizetelly pubblicata il 31 marzo del 1921 sul New York Tribune. Clicca sull’immagine per la traduzione completa e il link alla pagina completa del quotidiano.

 Il 4 aprile, sempre sulle pagine del New York Tribune (vedi immagine 3), Voynich  risponde a Vizetelly in questo modo: 

Immagine 3. Rielaborazione grafica della lettera originale pubblicata il 4 aprile 1921 sul New York Tribune. Clicca sull’immagine per accedere alla pagina originale completa del quotidiano.

 

Il Telescopio di Ruggero Bacone

Anche il suo microscopio appare nel manoscritto cifrato del Dottor Voynich

All’editore del Tribune

Sig: la lettera, peraltro molto interessante, di Frank H. Vizetelly sul mio manoscritto cifrato di Ruggero Bacone, apparsa sul numero del 31 Marzo, contiene alcune imprecisioni che vorrei correggere. Nel dare alcune informazioni alla stampa in merito alla conferenza sul mio manoscritto, che avrà luogo a Philadelphia e sarà tenuta dal Prof. W. Romaine Newbold, il Dott Clarence E. McClung e da me, non ho mai dichiarato che Ruggero Bacone avesse inventato o costruito un microscopio, ma ho riportato in parte un paragrafo dell’ annuncio delle conferenze in cui si dichiara che i disegni nel mio manoscritto provano che Ruggero Bacone possedesse un microscopio ad alta risoluzione ed un telescopio e attraverso questi strumenti abbia visto e disegnato oggetti celesti e parti anatomiche che, per quello che sappiamo, non sono mai stati osservati prima da occhio umano e non saranno osservati per secoli.

Ciò è rilevante poiché molti studiosi di Storia delle Scienze, discutono sull’eventualità che Bacone abbia costruito un telescopio o abbia solo scritto la teoria dell’ottica. Mr. Vizetelly fa riferimento al fatto che il Dr. Smith nel suo “Sistema Completo sull’Ottica” deduce che Bacone non ha mai osservato attraverso un telescopio. Per quanto riguarda i riferimenti fatti da Mr. Vizetelly e relativi ad Alkendi e ad Alhazan, predecessori di Bacone nello studio dell’ottica, va considerato che Bacone era a conoscenza degli studi di questi e di altri lavori di matematici arabi e ne fa infatti riferimento nei suoi scritti.

Mr. Vizetelly è ovviamente in errore quando suggerisce che il Ms. in mio possesso possa far parte del bottino dei tedeschi quando hanno occupato Douai. Il Ms. di Bacone di Douai ( rifermento Bacone n°691), contenente cinque manoscritti di Bacone, è scritto in latino ed è del diciassettesimo secolo. E’ stato descritto dal Prof. E. A. Charles e da Victor Cousin in una serie di 5 articoli apparsi sul “Journal des Savants” nel 1848 ed è riportato dal Prof. A. G. Little che nel 1911 catalogò tutti i manoscritti conosciuti di Ruggero Bacone.

Il mio manoscritto è stato scritto nel tredicesimo secolo, in cifrato, non in latino e non rivela l’autore. E’ stata una mia supposizione che fosse di Ruggero Bacone, ma solo l’incredibile scoperta della chiave decrittatoria del manoscritto ad opera del Prof. Newbold ha confermato che l’autore fosse effettivamente Ruggero Bacone.

WILFRID M. VOYNICH

2 Aprile 1921

Ed ecco che il 22 Aprile viene pubblicata sullo stesso quotidiano la controreplica di Vizetelly (vedi immagine 4), dalla quale si evince come già agli inizi c’era chi diffidava delle parole di Voynich:

Immagine 4. Rielaborazione grafica della lettera pubblicata dal New York Tribune il 22/04/1912. Clicca l’iimagine per visualizzare l’intera pagina originale del quotidiano.

Il Manoscritto di Ruggero Bacone

Mr. Vizetelly ancora dubita che lo scienziato abbia usato un telescopio

All’editore del Tribune

Sig: “Non c’è persona più cieca di chi non vuol vedere” e anche se in un antico manoscritto essi trovassero delle lenti di un telescopio non riuscirebbero comunque a fargli fare le cose per cui sono nate. Dove ha ottenuto il ‘Bacone’ il dottor Voynich? E come? Perché così tanto mistero intorno alla vicenda? Dopo tutto, che sia di Bacone, o di un semplice cinghiale di Simonide, è per caso Voynich che può imporlo? Egli afferma che io sono “ovviamente in errore nel fare l’ipotesi che il manoscritto possa essere stato saccheggiato dai Tedeschi quando essi occuparono Douai”. Io non ho fatto tale ipotesi, ma ho formulato una domanda netta alla quale non è stata data una risposta franca. Invece qualcun altro dice che il dottor Voynich abbia “acquistato il manoscritto da un monastero in Europa”, il che suscita la domanda “Quale monastero e quando?”. Il Dottor Voynich dice che vuole “correggere alcune imprecisione e deduzioni” contenute nella mia lettera del 26 marzo. Non si deve cavillare sulle parole. Se correttamente riportato, il dottor Voynich ha dichiarato: “Ruggero Bacone ha usato un microscopio e un telescopio ad alta definizione”. Non è stato accusato di dire “Ruggero Bacone ha inventato o costruito un telescopio”. […]Al giorno d’oggi è doveroso che gli studiosi “giochino la propria partita” con le carte sul tavolo. Il mondo moderno chiede di sapere di più, non gli basta che lo scopritore di un manoscritto, nonché proprietario, dichiari che è certamente provato che la teoria della relatività di Einstein è stata scoperta da Ruggero Bacone che con l’aiuto di un telescopio l’ha poi messa per iscritto in forma cifrata 600 anni fa solo perché servisse come una ‘minestra riscaldata’ 600 anni dopo. Nient’altro che la constatazione della produzione dello strumento stesso può servire a provare che Bacone abbia realmente utilizzato un telescopio all’avanguardia, ed anche in quel caso la prova sarebbe solo indiziaria.

FRANK H. VIZETELLY

New York, 18 Aprile 1921

Proprio in calce a questa lettera, il New York Tribune fa una precisazione su una dichiarazione di Voynich del giorno precedente:


E’ stato riportato ieri che il dottor Voynich ha dichiarato che il Manoscritto di Bacone faceva parte di un lotto che egli comprò nel 1912 da una collezione del Duca di Parma, Ferrara e Modena

Solo molto tempo dopo si arrivò ad un’altra versione relativa all’origine del manoscritto e cioè quella di Villa Mondragone a Frascati.