La verità vale più di un'identità

Articoli con tag “Michael Barlow

Quando i Conti cominciano a tornare

Riportiamo qui di seguito l’intervento di Giorgio Conti, collaboratore di Aldo Gritti, dal quale emergono ulteriori ed interessanti notizie. Nel ringraziare Giorgio precisiamo che il suo commento è stato inserito nel post relativo alla presentazione de “I custodi della pergamena proibita” avvenuta a Pescara.

In primis mi corre l’obbligo di ringraziare i curatori di questo blog per l’accuratezza con cui lo hanno realizzato e per lo spazio dedicato alla locandina. La presentazione del libro di padre Gritti, a Pescara, si é svolta in un clima di interesse, curiosità e meraviglia.L’affluenza di pubblico é stata notevole, grazie forse anche alla vostra pubblicità.

Mi piace ora relazionare in breve sul Convegno Internazionale tenutosi a Villa Mondragone, presso Frascati, il giorno 11 maggio 2012 ( dettagli dell’evento si possono ottenere al link : http://www.voynich.nu/100.html ndr)  e dedicato al presunto ritrovamento del manoscritto Voynich, conosciuto anche come Ms 408, attualmente conservato presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale. La mia partecipazione al convegno ( dovuta alla cortesia e all’ospitalità del Prof. Franco Giannini, Presidente di Villa Mondragone ) é consistita in una concisa relazione ( circa 5 minuti ) sulla nuova e rivoluzionaria tesi esposta nel libro di p. Aldo Gritti, formulata in base ai documenti in possesso dell’autore e alle indagini da lui effettuate. A tal proposito é doveroso precisare che io ho fatto parte del team di ricerca del sacerdote. L’uditorio sembrava attento alle notizie da me fornite, ma credo invece che io sia risultato quasi un personaggio “blasfemo” che infrangeva il loro INVIOLABILE MITO. Ho comunque dichiarato che i documenti di padre Gritti erano a disposizione di chi ne fosse stato interessato, ma i convenuti sembra abbiano fatto orecchie da mercante.

Gli interventi, 11 come dal programma dei lavori, hanno avuto la durata media di 30 minuti ciascuno, ad eccezione di quello di Greg Hodgins, illustrante l’analisi effettuata con il radiocarbonio-14 al fine di datare con sicurezza la pergamena. Lo stesso Hodgins ha avanzato l’ipotesi che il manoscritto sia un falso realizzato dallo stesso Voynich. Infatti, in una delle tante diapositive con le immagini degli ipotetici autori del Ms., era presente anche la foto di W.M.Voynich indicata dallo stesso Hodgins. L’uditorio è rimasto in silenzio. Ma alla fine dell’intervento, non è mancato l’applauso di cortesia. (é proprio nell’abstract stesso della presentazione di Hogins che viene affermato : “Radiocarbon dating identifies when the animal that produced the parchment lived, not when the finished parchment was written upon, so there is a formal possibility the Voynich MS was created at a later date.”  Traduzione: “La datazione al radiocarbonio individua quando l’animale da cui è stata ricavata la pelle per la pergamena ha vissuto, non quando è stato scritto sulla pergamena, quindi c’è una possibilità formale che il MS Voynich sia stato realizzato in una data successiva.” ndr)

Le relazioni sono state tutte dei monologhi, pertanto dissonanti, in quanto i relatori hanno presentato tesi completamente differenti l’una dall’altra, concordando solo ed esclusivamente su una ed una cosa : il Ms 408 é un’opera realizzata nel medioevo. In pratica é stato come ascoltare un concerto dove ogni strumento suonava per conto suo, come se ogni relatore parlasse solo per convincere se stesso della veridicità delle argomentazioni esposte ( in base alla nota teoria del più lo affermi e più ti convinci ). Mi ha particolarmente divertito ( in riferimento alle tre figurine disegnate e alle righe di testo riportate sull’ultima pagina del Ms, puntualmente decodificate da p. Gritti e riportate ne “I custodi della pergamena proibita” ) l’intervento di Johannes Albus, illustrante una fantascientifica ricetta medica medioevale, in base alla quale il fegato di caprone e la cera d’api sarebbero un toccasana per le ferite.

Concludo scusandomi per il ritardo con cui posto questa comunicazione, ringraziando per l’ospitalità e complimentandomi nuovamente per il blog.

Giorgio Conti

E’ interessante segnalare che mentre scriviamo queste righe abbiamo scovato in rete una particolare discussione. Il dialogo telematico è iniziato il 25/07/2012 (6 giorni fa) e l’ultimo messaggio è stato scritto solo 2 giorni fa (29/07/2012), non è escluso che si possano aggiungere ulteriori messaggi… Il titolo della discussione è “Wilfrid Voynich,  Forger?” (Wilfrid Voynich è un falsario?). Il caso vuole che in questa discussione si parli di: Reilly, pergamene intonse, spie, Hebborn, mappa di Vinland, Michael Barlow, libreria Franceschini… tutti temi trattati in queste settimane nel nostro BLOG e decisamente oggetto di indagine della ricerca di Gritti . Qui trovate il link

 

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Un autorevole commento da Oxford

Riportiamo un commento della Dr. Anna Castriota che è voluta intervenire sul nostro BLOG ed in particolare sul post relativo alla diatriba tra Voynich e Vizitelly. La ringraziamo sentitamente per il suo intervento.

Salve! devo prima di tutto fare i complimenti a questo blog di cui sono già stata ospite. E’ davvero ben strutturato e ricco di informazioni preziose sul Manoscritto 408, meglio conosciuto come il ”Manoscritto Voynich”. Mi collego quasi quotidianamente a questo sito (impegni e collegamento internet permettendo) e devo dire che sono sempre sorpresa -in modo positivo- dall’abbondanza di materiale acquisito e messo a disposizione del lettore. Inoltre noto con piacere che il presente blog sta avviando una discussione tra internauti riguardo al libro di P. Gritti. E’ importante che ciò avvenga poiché il romanzo ”I Custodi della Pergamena Proibita” merita tutta la pubblicità possibile.

Ho collaborato personalmente con Padre Gritti sulla ricerca del periodo storico in cui si muoveva Voynich (sono docente di ideologie politiche e storia del 20mo secolo ad Oxford). L’abitudine di creare codici cifrati per comunicare messaggi militari o politici è sempre stata pratica comune nel mondo dello spionaggio. Lo era al tempo di Voynich e lo è adesso. Chi non ricorda, per esempio, il ”Codice Enigma” durante la seconda guerra mondiale? ci volle un genio della matematica come Alan Turing per riuscire a decifrarlo. Quindi niente di nuovo sotto il sole. Allora perché il Manoscritto Voynich provoca resistenze da parte del mondo accademico e non, quando si prova a palesarne un significato ed un’origine diversi? A questo proposito devo confessare che ho riletto con molto interesse sia l’articolo di Barlow che la polemica a mezzo stampa tra Voynich e Vizetelly nel 1921 riportati sul blog (complimenti per il lavoro di ricerca). Ci si chiederà come mai a queste voci dissonanti non sia mai stata data la giusta attenzione o il giusto credito. Il motivo è semplice: sia nel 1921, sia attualmente, ci sono interessi che vanno mantenuti. Nuocerebbe enormemente alla Yale University se si diffondesse che una delle sue maggiori ”attrazioni” è in realtà un falso del 20mo secolo. Infatti la reputazione del corpus accademico di quella università ne uscirebbe danneggiata. Inoltre se si accettasse il vero significato celato dal Manoscritto, bisognerebbe riscrivere buona parte della storia del periodo pre e post prima guerra mondiale. Bisognerebbe cioè rivedere e rivisitare il periodo storico tra l’ultima decade del 19mo secolo e le prime due decadi del 20mo secolo. La reputazione di paesi come gli Stati Uniti, per esempio, ne andrebbe pesantemente di mezzo considerando anche il ruolo di superpotenza che questa nazione oggi riveste a livello mondiale. Ecco perché personaggi come Vizetelly o Barlow, ed ora Padre Gritti, vengono attaccati o, nella migliore delle ipotesi, ignorati.
Hanno evidenziato (nel caso di Vizetelly e Barlow) incongruenze importanti o provato (nel caso di Padre Gritti) il vero significato del Ms408 che per molti dovrebbe continuare a rimanere nascosto, preferendo l’ipotesi che la paternità del Manoscritto sia attribuibile a Ruggero Bacone (come lo stesso Voynich inizialmente tentò di fare) o che sia un falso ma non di epoca moderna. Concludo il mio intervento con una citazione presa liberamente dal romanzo di U. Eco “Il Pendolo di Foucault” : “Se si vuole celare un segreto, basta renderlo noto a tutti”.

Dr. Anna Castriota


Un Barlowme nella notte

Era l’ottobre del 1986 quando sulla rivista Cryptologia (vol.10, n°4) venne pubblicato un articolo a firma Michael Barlow dall’inequivocabile titolo: “Il manoscritto Voynich: realizzato dallo stesso Voynich?”. In questo lavoro sono presentati molti dei temi trattati nel romanzo “I custodi della pergamena proibita” di Aldo Gritti, su tutti: la tesi più importante, quella secondo la quale il famoso MS408 è un manoscritto realizzato dallo stesso Voynich.

Immagine originale della prima pagina dell’articolo disponibile al link http://www.tandfonline.com

L’articolo di Barlow prende spunto dalla monografia di Mary D’ImperioVoynich Manuscript: an elegant enigma” ed evidenzia come in questo saggio vengano descritti minuziosamente tutti i tentativi effettuati per dare un significato al manoscritto, risultando, in definitiva, una sorta di “punto della situazione” degli studi effettuati fino al 1976. La sensazione che si ha è quella che lo stesso Barlow prenda a pretesto il saggio della D’Imperio per effettuare a sua volta un “punto della situazione” sul “punto della situazione”. E’ con toni tra l’ironico e il sarcastico che l’autore sottolinea che non si ha ancora alcuna risposta alle mille domande generate dall’enigmatico manoscritto e che per questo sarebbe auspicabile che le ricerche proseguano per averne almeno una. Contemporaneamente, però, si può fare affidamento su quelli che possono essere considerati gli unici punti fermi raggiunti, frutto di decenni di studi, e che l’articolo riassume in questo modo:

  • I botanici sostengono che la sezione botanica non ha alcun senso.
  • Gli astronomi sostengono che la sezione astrologica non ha alcun senso.
  • Anche gli astrologi dicono che la sezione astrologica non ha alcun senso.
  • Gli esperti in farmacologia dicono che la sezione farmacologica non ha alcun senso.
  • I crittografi affermano che la cifratura non ha alcun senso.
  • Gli storici dell’arte non riescono a datare i disegni.
  • I bibliografi non riescono a datarne la scrittura.
  • Non esiste alcun esempio simile per stile, presentazione o produzione.

Sono passati altri 26 anni dalla pubblicazione di questo articolo e non è difficile verificare come quei punti fermi citati da Barlow siano ancora gli unici definibili come tali, a parte la datazione della pergamena al radiocarbonio 14 del 2009. L’autore dell’articolo, infatti, elenca gli insuccessi relativi alla comprensione del manoscritto per evidenziare altre caratteristiche che ruotano intorno alle pagine del Voynich e che risultano quantomeno sospette. In particolare Barlow si chiede come mai, almeno fino al 1986, non siano mai state compiute analisi scientifiche sui pigmenti o sulla pergamena, ed inoltre afferma che pur essendo evidente che alcuni studiosi del manoscritto abbiano considerato l’ipotesi che potesse trattarsi di un falso, gli stessi hanno voluto seguire quegli ‘indizi’ i quali indicavano che, se di frode si trattava, questa era compiuta nel 1650 ai danni di Rodolfo II di Praga. Tuttavia appare evidente che questi ‘indizi’ siano originariamente suggeriti proprio dallo stesso Voynich.

A questo punto nell’articolo di Cryptologia vengono affrontate alcune questioni particolarmente importanti. Michael Barlow, infatti, focalizza quali siano i soli fatti certi ed incontrovertibili per poi arrivare a porsi una domanda:

  • Voynich presenta al mondo il manoscritto nel 1921
  • Voynich dichiara di averlo acquistato nel 1912. Nove anni prima.
  • Voynich ha speso una cifra considerevole per acquistare il libro, non senza superare delle avversità per ottenerlo.
  • Voynich acquista un manoscritto unico e particolarmente insolito.

Come mai invece di urlare ai quattro venti la sua scoperta, come farebbe qualsiasi buon venditore, il libro non viene aperto se non nel 1921 quando  – sorpresa! – viene trovata una lettera all’interno, guarda caso del 1665 (o1666), e che lo stesso Voynich aveva omesso di leggere? Come mai dopo aver speso tempo, risorse, affrontato problemi e trovandosi di fronte un libro incomprensibile non c’è stata più attenzione rivolta alla presenza o meno di questa lettera?

Ma Barlow va oltre. Sottolineando come la vendita del manoscritto a Voynich avvenga ad opera dei Gesuiti di Villa Mondragone e come la biblioteca del collegio fosse stata donata al Vaticano sin dal 1620, si chiede:

  • Il Vaticano avrebbe dovuto dare la sua approvazione circa la vendita?
  • Sembra che la vendita dovesse rimanere segreta per tutelare ulteriori eventuali acquisti. Segreta per chi? Per il Vaticano?
  • Perché il venditore non ha venduto il MS al miglior offerente?
  • Nessun altro commerciante era a conoscenza di questa offerta?
  • Non appare invece tutto ciò come un modo pulito per Voynich per calare una tenda su di un passato troppo facilmente ripercorribile?
  • Siamo sicuri che il MS venduto a Villa Mondragone sia lo stesso MS che oggi chiamiamo Manoscritto Voynich?
  • E’ possibile poi che questo manoscritto sia rimasto a Villa Mondragone per 247 anni, come ipotizzato dallo stesso Voynich, senza che nessuno gli prestasse attenzione?

Tralasciando il giallo della firma cancellata di Jacobus Horcicky de Tepenecz, Barlow fa notare un’ altra particolare coincidenza: Voynich in prima battuta suggerisce che il manoscritto potesse essere stato opera di Ruggero Bacone e quindi implicitamente di aver subìto quattro secoli di silenzio. Lo stesso Voynich afferma però che  “è dopo qualche tempo che il manoscritto fu nelle mie mani che lessi il documento che portava la data del 1665 ( o 1666)…”. Voynich si riferisce alla lettera di Marci che, guarda caso, avvalora la tesi che il manoscritto sia opera di Bacone. Insomma Voynich e Marci sembra la pensino allo stesso modo. Nemmeno se Voynich l’avesse scritta di suo pugno sarebbe potuto arrivare un documento che potesse sostenere in modo migliore la sua tesi!

Ovviamente, tra le righe dell’articolo di Cryptologia, sorgono ulteriori domande: Chi meglio di un commerciante di libri antichi poteva sapere che un libro “pieno di geroglifici” esisteva (il riferimento è a quello di John Dee 1600) e che sarebbe tornato alla ribalta sotto Rodolfo II ? Quale suggerimento migliore si poteva dare se non quello di attribuire l’ambientazione del MS Voynich sempre alla corte di Rodolfo II ? E ancora: chi meglio di un commerciante di libri antichi avrebbe potuto procurarsi della pergamena intonsa? Chi meglio di qualcuno vissuto tra il 1912 e il 1920 avrebbe potuto produrre un testo manoscritto senza errori e in un tempo molto minore di quello necessario nel 15° secolo utilizzando tecnologie più evolute?

In definitiva Barlow arriva a formulare delle conclusioni al suo molto sorprendente articolo:

  • L’incontestato valore economico del libro potrebbe essere un fattore che impedisce l’accertamento della frode. 
  • La “bufala” dell’uomo di Piltdown (1911) e la biografia di John Dee pubblicata  da Fell-Smith (1904) sarebbero potuti essere due degli eventi che hanno ispirato e supportato Voynich nella generazione del falso.
  • Sarebbe opportuno sapere di più circa l’uomo Voynich.
  • Non sono ben chiari i motivi per cui Voynich avrebbe voluto produrre questa frode.
  • Tutti i misteri legati al manoscritto potrebbero essere spiegati esaustivamente se questo venisse considerato un’opera realizzata dallo stesso Voynich

Proprio alla conclusione dell’articolo di Cryptologia, l’autore quasi profetizza: “[…] Forse Voynich era un uomo in grado di gioire in segreto dei fallimenti ottenuti dai suoi colleghi nel tentativo di svelare il contenuto del manoscritto, ma magari quest’uomo avrebbe potuto anche lasciare una lettera al suo direttore di banca, da aprirsi dopo la sua morte e con il fine ultimo di spiegare ogni cosa. Probabilmente questa lettera esiste, ma con un’attesa di tempo superiore, forse 100 anni. […]”

In chiusura alcune osservazioni che vogliono aggiungere  i curatori di questo BLOG con la speranza che possano essere motivo di riflessione per quei lettori che passeranno a leggere questo post. Non possiamo far a meno di notare che l’ipotesi di Michael Barlow è citata sempre molto a margine, se non addirittura per nulla, tra l’elenco delle ipotesi formulate sul MS Voynich. Eppure di tutte è la meno confutabile e quella che ancor oggi può dare più risposte alle mille domande aperte sul mistero legato al manoscritto. La sintesi dell’articolo qui riportata, non rende giustizia all’insieme delle incongruenze segnalate e quindi invitiamo ad approfondire direttamente sull’articolo originale disponibile in download, purtroppo a pagamento, al seguente link.

Ci sembra doveroso sottolineare che a distanza di 26 anni dalla pubblicazione di questo articolo, gli studi scientifici auspicati dall’autore, scarseggiano. Le analisi dei materiali effettuate ci sembrano essere insufficienti e ci si chiede perché non venga effettuato uno ion migration test sul MS che permetta di verificare quando l’inchiostro è entrato in contatto con la pergamena. In conclusione ci sembra che Aldo Gritti risponda esaustivamente al lavoro di Barlow rispondendo a molte delle domande presenti nell’articolo di Cryptologia del 1986. Gritti, seppur in chiave di fiction, completa un quadro storico finora del tutto oscuro dando luce al contesto in cui operava l’uomo Michał Habdank-Wojnicz. Aggiunge la descrizione di fatti, eventi e prove a sostegno della tesi che vede Voynich stesso come autore di una delle più grandi farse mai realizzate. Ogni pezzo del puzzle trova il suo posto e il quadro finale risulta in egual misura chiaro e sconcertante. Come è possibile che l’articolo di Michael Barlow sia stato risucchiato in un tornado di assordante silenzio? C’è un legame tra la profezia alla conclusione dell’articolo e Aldo Gritti?