La verità vale più di un'identità

News

Riflessioni Accademiche

Riportiamo qui di seguito alcune considerazioni che la dott.ssa Anna Castriota ha voluto rilasciare al nostro BLOG. Ricordiamo che la dott.ssa è una studiosa di ideologie politiche radicali e terrorismo e che ha collaborato con padre Gritti per tutto ciò che concerne le ricerche storiche di quel periodo e descritte nel romanzo “I custodi della pergamena proibita”.

Salve a tutti!

Vorrei intervenire su una questione che mi sta molto a cuore.

Come tutti ormai sappiamo, il libro di padre Gritti ha finalmente chiarito uno dei misteri più oscuri e relativo al leggendario manoscritto Voynich. Nonostante ciò, ho notato che spesso è più comodo attribuire la paternità del manoscritto ai marziani, alle fate o agli elfi, piuttosto che accettare il fatto che si tratti di un’opera abilmente contraffatta da Wilfrid Voynich e che tale documento contenga messaggi in codice riguardanti l’intenso traffico spionistico avvenuto nella prima parte del 20mo secolo, proprio alle soglie del I conflitto mondiale.
Dalle ricerche da me effettuate posso affermare che lo stesso Voynich è un personaggio davvero ambiguo che si muove con agio (come molti altri in verità) negli ambienti diplomatici e in quelli più sotterranei dell’eversione politica molto comuni nell’Europa di quel periodo. E’ peraltro sospetto che Voynich decida di migrare negli Stati Uniti proprio alla vigilia dello scoppio della I guerra mondiale. Inoltre, sempre in quel periodo, la rete di interessi politici di diversi gruppi di potere è abbastanza fitta e tale da permettere l’inserimento di personaggi come Voynich, il quale sa perfettamente destreggiarsi in tali ambienti riuscendo a trarre benefici e vantaggi dalla stessa rivalità esistente tra le varie potenze.

In definitiva il manoscritto risulta essere una perfetta copertura per tali traffici. Perché allora meravigliarsi di un Voynich al soldo del miglior offerente?

Chi conosce in maniera approfondita la storia politica tra la fine del 19mo secolo e gli inizi del 20mo secolo, non si può stupire che Voynich possa essere stato un agente segreto impegnato su più fronti e che il manoscritto sia un documento contraffatto dallo stesso per scopi spionistici.

Quindi perché  tanto scetticismo e velata o addirittura aperta ostilità da parte della comunità di studiosi del manoscritto Voynich nei confronti di padre Gritti? E’ una domanda che mi pongo spesso ultimamente. Soprattutto quando interagisco con personaggi che appartengono al “circolo Voynich”.

Nemmeno un mese fa sono entrata in contatto con uno di questi “esperti”. Abbiamo iniziato una fitta corrispondenza e credevo di trovarmi dinnanzi ad un serio studioso che volesse raggiungere una qualche verità. Quando però ho accennato al fatto che il manoscritto potesse essere un falso dello stesso Voynich e avente contenuti spionistici, ho iniziato ad avere risposte ostili. L’evento che più  mi ha oltraggiato è stato l’atteggiamento di sfiducia nei miei confronti. Sono un’accademica seria e le mie affermazioni sono sempre suffragate da prove inconfutabili. Nella stessa occasione, rifiutando di venire a vedere in Italia la documentazione, si pretendeva di ricevere la scansione di documenti originali da me visionati e in possesso di padre Gritti che confermano l’attività spionistica di Voynich, operazione, questa, che potrebbe danneggiare i documenti in questione. L’alternativa proposta dall’ “esperto” è stata allora quella di visionare i documenti in una videoconferenza. Questa proposta l’ho trovata estremamente offensiva della mia parola di studiosa e della validità della mia proposta di ricerca. Ho chiaramente rifiutato, ma vorrei chiarire in questa sede che il mio rifiuto non nasconde nessun trucco o inganno.

I documenti esistono davvero, ma accetterò di discuterne apertamente solo quando troverò di fronte a me studiosi seri che vogliano appurare la verità e non a pseudo-storici o “ricercatori della domenica” i quali sono pronti ad attaccare una teoria diversa dalla loro solo perché esce fuori dal coro di quelle dagli stessi accettate.

Come si può pensare di valutare la veridicità e l’autenticità di documenti solo “intravedendoli” via webcam? le carte vanno toccate, gli inchiostri esaminati, la grafia confrontata: analisi queste che non è possibile effettuare in una videoconferenza! Un altro esempio di testardaggine, da parte di questa cosiddetta comunità di studiosi del manoscritto, è un articolo che mi è stato segnalato qualche giorno fa in cui si fa cenno alla corrispondenza di Anne Nill, segretaria e migliore amica di Ethel Voynich.

In alcune di queste lettere la Nill scrive di una possibile preesistenza del manoscritto perché questo sarebbe stato visionato da Singer nel 1905 presso il mercante di libri rari Baer in Germania. ..trattasi in realtà di un manoscritto forse simile al Voynich, ma non il Voynich! Mi viene il sospetto che il post sia stato creato appositamente per far credere al lettore che Anne Nill nutra dubbi sulla provenienza del manoscritto. L’autore dell’articolo sembra poi ignorare che la Nill fosse persona non attendibile perché affetta da malattie cerebrali. Prova di ciò è nella corrispondenza della stessa Anne Nill conservata a Cambridge e da me visionata durante le mie ricerche per il libro di padre Gritti.

Inoltre apprendo di una recente ricerca avviata su un catalogo di piante appartenuto a Ethel Voynich e che avevo chiesto di visionare al Grolier. E’ interessante comunque notare che, dopo la pubblicazione del libro di padre Gritti, la comunità Voynich si stia svegliando…

Concludo dicendo che la verità ha mille sfaccettature e che dobbiamo avere l’onestà intellettuale di accettarla in tutte le sue molteplici sfumature, anche quando infrange le nostre convinzioni più radicate. Capisco che per uno studioso del Voynich tutto ciò può risultare frustrante, ma bisogna avere il coraggio di affrontare una verità alternativa a quella in cui abbiamo sempre creduto. Solo così possiamo dire di conoscere davvero.

Grazie
Dr. Anna Castriota
Oxford

 


Perché non parli?

 Libere considerazioni sul manoscritto più misterioso del mondo nate in una notte di mezza estate.

Crediamo sia noto a tutti l’aneddoto secondo il quale il grande Michelangelo, stupito dal realismo dell’opera realizzata, abbia esclamato “Perché non parli?”, martellando il ginocchio del suo Mosè. Un’opera talmente vera da non poter esser creduta finta. Potremmo chiedere in prestito questa esclamazione ed in maniera dissacrante utilizzarla per rivolgerci al manoscritto Voynich (per i tecnici, Ms.408). Probabilmente ci troveremmo  nella condizione opposta, quella di essere di fronte ad un’opera talmente finta da non poter essere creduta vera (questa almeno è la nostra sensazione). La stessa domanda avrebbe però la medesima risposta: nessuna. Ora, mentre nel primo caso è normale che una statua di marmo non dica nulla, se non i miliardi di messaggi subliminali inviati da un’opera d’arte,  al contrario,  che un libro di circa 200 pagine pieno di disegni e scritte non dica nulla è indubbiamente un bel problema. Un libro incapace di trasmettere alcun messaggio è come un televisore senza antenna. Uno stereo senza casse. Una bicicletta senza ruote. In questi casi, però, la conoscenza umana possiede una soluzione scaturita dall’esperienza. Se troviamo un televisore senza antenna sappiamo che basta rimediarne una. Così anche per il problema dello stereo e della bicicletta: sarà sufficiente recuperare delle casse e un paio di ruote. In questi casi riusciamo a risolvere il problema perché qualcuno ha già affrontato quel tipo di criticità risolvendola e comunicandoci in qualche modo la soluzione. Così ci risulta del tutto normale lo schema secondo il quale una bicicletta senza ruote è pur sempre un oggetto appartenente alla famiglia delle biciclette e le biciclette hanno questo ineludibile vizio di avere due ruote.

Un libro pieno di scritte, ma muto come sfinge, invece, è davvero un bel dilemma.

Qualsiasi libro, qualsiasi messaggio umano è stato oramai compreso ad eccezione del manoscritto Voynich. Il benedetto problema di questo maledetto manoscritto è che: il caso è unico. Nessun precedente. E per questo tutto il bagaglio della conoscenza umana non è stato in grado di aiutare ad arrivare ad una soluzione plausibile dell’enigma. E’ passato un secolo dalla sua comparsa, il secolo in cui scienza e conoscenza sono esplose e cresciute esponenzialmente come mai accaduto nella storia dell’umanità, ma il manoscritto resta muto. Non esiste nemmeno la speranza di tradurre sull’ultima pagina del manoscritto un messaggio che dica: “La soluzione del gioco nel prossimo numero”.  Niente di niente. Silenzio.

Beh! Un momento! A dirla tutta… proprio muto-muto non è …Ssshh! Se fate un po’ di silenzio qualcosa si può sentire… Ecco! Ascoltate!? Sentite un brusìo? Se fate ancora più silenzio quel mormorio diverrà sempre più forte. Un crescendo. Presto risulterà quasi assordante. Un incomprensibile chiasso formato da voci che si accavallano. Linguaggi differenti che si alternano. Urla, grida, monologhi da una novella torre di Babele… Sono le decine, centinaia forse migliaia di teorie che sono nate da quell’epidermide ovina. Tanto che alla fine, parafrasando lo stesso Michelangelo al contrario, verrebbe quasi voglia di sovrastare quelle voci e urlare a squarciagola: “Perché non stai zitto?”

Ma da chi è composta questa folla urlante? Sono i voynichologi o voynichofili o come diamine si voglia definire quel gran numero di persone che si è imbattuta nelle vicende del manoscritto e che ha tentato in qualche modo di venirne a capo. Sono gli “iscritti” al grande gioco del “Trova la soluzione al manoscritto più misterioso del mondo”, concorso che sembra avere come premio finale esclusivamente la gloria e l’immortale riconoscimento di tutti gli altri. In definitiva alcune caratteristiche dei “concorrenti” sono ben descritti da E.A. Poe:

“[…] Come l’uomo forte gode della propria prestanza fisica, dilettandosi di quegli esercizi che impegnano i suoi muscoli, così l’analista si compiace di quell’attività mentale che risolve. Trae piacere anche dalle occupazioni più banali, purché impegnino i suoi talenti. È appassionato di enigmi, di rebus, di geroglifici, facendo mostra nel risolverli di un acumen che a un’intelligenza comune appare soprannaturale.[…]”

Un dato è certo: chiunque si sia lasciato ammaliare dal manoscritto Voynich ha certamente accarezzato l’idea di poter risolvere l’enigma degli enigmi, il più grande rebus di sempre, il test di intelligenza, acume e cultura più astruso e misterioso che si ricordi. Gli elementi multidisciplinari sono talmente numerosi che le frotte di aspiranti solutori arrivano da ogni campo del sapere umano. Si vedono sfilare in parata eserciti di astronomi e astrologi, antropologi, criptologi,  fisici e matematici, critici d’arte e artisti della critica, medici e odontoiatri, farmacisti e chimici, psicologi, informatici e statistici, storici e archeologi, geografi e geologi, giornalisti e giornalai, letterati e linguisti, glottologi, grafologi e grafomani, maghi, esoteristi, genetisti, filosofi, alchimisti dell’ultima ora, templari e rosacrociani, paleologi e paleografi, teologi, biologi , opinionisti, botanici e musicisti, commercianti, giardinieri, fanti, cavalli e re, qualche politico, alcuni esperti di gossip, molti furbi, parecchi ciarlatani e soprattutto tanti ignoranti . Del resto il manoscritto è un concentrato unico e che promette la possibilità di far mostra delle proprie capacità analitico-intellettive, ma per chi ci sa fare anche un po’ di denaro. Il sogno di trovare la risposta nutre la narcisistica soddisfazione di risolvere il mistero più grande del mondo. L’ultimo mistero terrestre. Trovare la soluzione equivale a trovare la quintessenza della gloria imperitura. Così, dopo che i primi decenni dal ritrovamento del manoscritto furono caratterizzati dall’unica soluzione nota e relativa al solo autore rispondente al nome di Ruggero Bacone, quando le critiche cominciarono sensatamente a scardinare questa tesi, allora iniziarono anche a scendere come gocce di pioggia altre ipotesi. E proprio come l’incedere della pioggia dapprima le gocce furono piccole e sporadiche, poi , non trovando ostacoli, venne giù l’acquazzone. Fu così che un manoscritto muto rese loquace, anzi logorroico, un esercito composto da esperti e pseudo tali. Del resto qualsiasi teoria era ben protetta dal fatto che più passava il tempo e più della Soluzione definitiva non vi era traccia. Insomma: la situazione ideale per poter smentire o rendere plausibile qualsiasi tesi. E ognuno ha detto la sua. Solo per decidere chi fosse l’autore sono stati scomodati proprio tutti: da Ruggero Bacone a Leonardo da Vinci passando per miriadi di personaggi…  dai Catari agli Ucraini passando per miriadi di popolazioni, persino quelle precolombiane… per non parlare della provenienza… da Atlantide a Sumatra, dagli Appennini alle Ande… e quando finirono tutti i possibili nomi, quando terminarono tutte le possibili civiltà ed elencati tutti i possibili luoghi di provenienza, visto che ad una soluzione credibile ancora non si era arrivati, allora si iniziò a dire che il manoscritto non era di questa Terra e che una possibile risposta doveva venire da un altro mondo. Fu così che gli alieni sbarcarono sul manoscritto Voynich.

Ora è abbastanza chiaro che questo scenario implica parecchi risvolti psicologici, non esclusa una vasta gamma di manifestazioni di comportamenti umani. L’ansia che un competitore possa risolvere l’enigma prima di te… L’invidia nel vedere qualcuno che propone un’illuminante alternativa… La frustrazione nel verificare il proprio costante fallimento… La consolazione nel vedere il fallimento degli altri… Il timore che il messaggio custodito non sia poi così importante. Probabilmente saranno sorte anche vere e proprie dipendenze da soluzione del Voynich. Come non considerare poi il possibile emergere di un altro tipo di angoscia, quella strettamente legata all’inesorabile scorrere del tempo e alla possibilità che qualcuno trovi davvero una soluzione! Una risposta definitiva, infatti, avrebbe come prospettiva quella di far a meno di una parte della propria vita per tutti quelli che per una vita hanno impiegato tempo ed energie nel cercarla. E’ naturale che possano sorgere meccanismi di difesa per i quali risulterebbe difficile accettare una soluzione esterna e che implichi la conferma del proprio decennale fallimento o il volatilizzarsi dell’enorme numero di ore dedicate alla ricerca di una conferma alla propria soluzione. Non dimentichiamo l’aspetto prettamente economico: ci sarà pur qualcuno che è in grado, grazie al manoscritto, di sbarcare il lunario. Insomma, il manoscritto è anche e forse soprattutto un generatore di sentimenti, emozioni e fobie tipiche degli esseri umani.  Detta così sembrerebbe quasi che ci sia il rischio di “ammalarsi” di Voynich. Potremmo pensare ad un nome per questo morbo: che so!? sindrome di Voynich? oppure qualcosa di più popolare tipo la Voynichella o il Voynichillo. E dire frasi del tipo “E’ meglio prendere i Voynicchioni da piccolo che non da adulto!”.  Forse esistono gradi diversi di questa “malattia” a seconda di quanto sia stato il tempo di esposizione nel vano tentativo di una chimerica decodifica. Forse, raggiunto un certo stadio, il “malato” di Voynich spera ardentemente che nessuno possa trovare più la soluzione e soprattutto spera che nessuno lo possa svuotare dei suoi potenziali criptici contenuti. Perché in definitiva, per l’ossessionato dal Voynich, c’è solo un timore più grande di quello di veder risolto il mistero da un altro che non sia lui… ed è quello che un altro risolva il mistero dicendogli che non c’era alcun segreto da rivelare. Nessuna ricetta per l’immortalità, nessuna formula per trasformare il piombo in oro, nessuna istruzione per raggiungere una dimensione parallela. Un vaso di Pandora vuoto.

Questo BLOG potrebbe risultare facilmente l’ennesimo dispensatore di rintocchi in un paesaggio costellato da fin troppi campanili. Abbiamo però la presunzione di identificarci con il milionesimo gallo che canta in un pollaio. E si sa: a cifra tonda c’è sempre la sensazione di possedere una peculiare caratteristica che ci differenzia da tutto il resto.

Cosa ci affascina della teoria di Gritti? Innanzitutto che non è una teoria, ma il racconto di una storia plausibile.

Attenzione! Non si deve sottovalutare questo aspetto: Gritti è l’unico ad aver avuto un approccio al manoscritto che è diametralmente opposto a quello avuto dal resto del mondo. Ha effettuato il percorso inverso. L’esercito di esperti ha conosciuto il manoscritto e ha cercato una soluzione. Gritti è partito dalla soluzione, ha eseguito ricerche storiografiche su Wilfrid Michael Voynich e poi è approdato al manoscritto.

Ogni giorno ci meravigliamo dell’assordante silenzio che circonda la faccenda. Ogni giorno restiamo allibiti nel constatare quanta indifferenza e diffidenza ci sia verso questa voce. C’è poi un altro fattore che ci lascia ulteriormente interdetti e ci fa nascere quantomeno un inquietante sospetto. Cercheremo di esporre questa sensazione qui di seguito

Nel mondo del Voynich si può fare qualsiasi ipotesi e c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarti e darti spazio. Se avessimo costruito un BLOG che avesse esposto la teoria secondo la quale il Ms.408 non è altro che il libretto delle istruzioni di una vasiera per bonsai prodotto dell’azienda AEKI che a sua volta non sarebbe stata altro che l’IKEA di una dimensione parallela e simmetrica, forse ci avrebbero invitato ad esporre per esteso la teoria in una apposita conferenza. Probabilmente se avessimo tentato di promuovere l’ipotesi secondo la quale l’autore del manoscritto non è altri che Godzilla e la duplice grafia è dovuta al fatto che il mostro si è fatto aiutare nella stesura da King Kong in persona, forse ci sarebbe stato qualcuno disposto a finanziare la pubblicazione di un saggio. Insomma il messaggio subdolo suona in questo modo: “Dite tutto e saremo disposti ad ascoltare, ma non dite che è stato Voynich perché vi prenderemo per dei pazzi cialtroni!”

La domanda è: perché Voynich è così intoccabile

Perché se si sostiene che Papa Pio XI, i Power Rangers o i Pink Floyd sono gli autori del manoscritto si potrebbe trovare qualcuno disposto a crederci, ma se si attribuisce la paternità a Wilfrid Michael Voynich si passa per pazzi?

Proprio questa riluttanza a noi appare come un ulteriore indizio significativo e uno stimolo ulteriore per questo BLOG.

Restate sintonizzati.

 


Una gentile concessione

Pubblichiamo qui di seguito, per gentile concessione dello stesso Aldo Gritti, l’immagine di una lettera che l’autore ha scovato negli archivi dell’US Bureau of Investigation e che fa parte delle immagini riportate nel romanzo “I custodi della pergamena proibita”. Qualora qualcuno ravvisasse qualsiasi tipo di violazione di diritti può comunicarlo all’indirizzo voynich2012@libero.it dove prenderemo in considerazione la segnalazione. 

William Stone Booth. ( immagine da http://www.sirbacon.org )

La lettera è datata 25 giugno 1917. Ed è indirizzata a Mr. W.S. Booth, che risiede in quel momento al Botolph Club di Boston. 

Molto probabilmente si tratta di William Stone Booth, un bibliofilo e autore esperto di cifrature accreditate ad un altro illustre Bacone: Francis. Booth scrisse testi relativi all’utilizzo di acrostici che permettessero la realizzazioni di firme nascoste, ad esempio, oltre al già citato Francis Bacon, quella presente nel Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna.

E’ disponibile una breve biografia di W.S. Booth al seguente link .

Nella lettera, più che il contenuto, sono interessanti le annotazioni manoscritte ai margini. Di seguito l’immagine della lettera, la sua traduzione in italiano completa delle integrazioni manoscritte evidenziata nel testo con carattere grassetto corsivo. In calce alcune considerazioni conclusive.

 

tratto da “i custodi della pergamena proibita” di Aldo Gritti

Mio caro Signor Booth,

E’ passato molto tempo dalla nostra ultima corrispondenza. Non ho idea se siate a Boston o meno. Ricorda che manifestò un grande interesse per il mio MS cifrato(?). ( (presunto) Ruggero Bacone). Mi chiedo quale sia stato il risultato del vostro tentativo di decifrarlo.  A tal proposito, attualmente,  il vostro Dipartimento di Guerra ci sta proprio lavorando (perché?), mi auguro che siano in grado di traslitterarlo con l’aiuto dei loro esperti. Anche il professor Manly dell’Università di Chicago ci sta lavorando.

Ho aperto un ufficio permanente all’indirizzo segnato in alto (Aeolian Hall, 33 West 42nd Street, New York ndr), dove sto via via trasferendo la mia collezione di MS miniati e libri rari.

La prima parte, che lei ha già visto, appartiene ora, con l’eccezione di pochi pezzi, a diverse istituzioni pubbliche degli Stati Uniti.

Se vi trovaste a New York mentre sono qui, sarei felice di incontrarvi ancora.

Sinceramente vostro

W. M. Voynich

? Un austriaco o un russo polacco (ebreo) + un filo-tedesco anti britannico

naturalizzato britannico +un bell’articolo ingegnoso (falso)

Il professor Manly citato nella lettera è lo stesso che in seguito demolì la teoria di Newbold. Inoltre, Manly condivide con Booth la passione per la teoria che vede Francis Bacon come possibile autore dei testi di Shakespeare.

E’ evidente che le annotazioni manoscritte sono state realizzate da qualche funzionario e siano volte a segnalare alcuni aspetti della figura di Voynich. E’ inoltre evidente che su di lui venivano svolte delle indagini e che, anche grazie al  conforto di altri documenti ritrovati dall’autore, Wilfred Voynich  era sospettato di essere una spia.


RIP?

Il Romanzo di Aldo Gritti è una miniera di informazioni. L’autore, in uno dei tanti dialoghi, cita il posto dove è stato sepolto Wilfrid Michael Voynich:

– morrà nell’ospedale Roosvelt il 19 marzo 1930 e sarà sepolto il 22 nel cimitero cattolico Gate of Heaven, Hawthorne, Westchester County di New York, Section 46, Plot 302, Grave 14.

Siamo andati a controllare navigando nel WEB americano e abbiamo scovato il sito findagrave. Questo servizio permette di trovare i luoghi in cui sono stati sepolti i resti delle persone per cui si effettua una ricerca. Abbiamo ovviamente cercato Wilfrid Voynich e trovato il posto descritto dal romanzo. Qui potete trovare il link della ricerca eseguita. Di seguito la foto del luogo della sepoltura che ci appare in maniera emblematica senza lapide.


Quando i Conti cominciano a tornare

Riportiamo qui di seguito l’intervento di Giorgio Conti, collaboratore di Aldo Gritti, dal quale emergono ulteriori ed interessanti notizie. Nel ringraziare Giorgio precisiamo che il suo commento è stato inserito nel post relativo alla presentazione de “I custodi della pergamena proibita” avvenuta a Pescara.

In primis mi corre l’obbligo di ringraziare i curatori di questo blog per l’accuratezza con cui lo hanno realizzato e per lo spazio dedicato alla locandina. La presentazione del libro di padre Gritti, a Pescara, si é svolta in un clima di interesse, curiosità e meraviglia.L’affluenza di pubblico é stata notevole, grazie forse anche alla vostra pubblicità.

Mi piace ora relazionare in breve sul Convegno Internazionale tenutosi a Villa Mondragone, presso Frascati, il giorno 11 maggio 2012 ( dettagli dell’evento si possono ottenere al link : http://www.voynich.nu/100.html ndr)  e dedicato al presunto ritrovamento del manoscritto Voynich, conosciuto anche come Ms 408, attualmente conservato presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale. La mia partecipazione al convegno ( dovuta alla cortesia e all’ospitalità del Prof. Franco Giannini, Presidente di Villa Mondragone ) é consistita in una concisa relazione ( circa 5 minuti ) sulla nuova e rivoluzionaria tesi esposta nel libro di p. Aldo Gritti, formulata in base ai documenti in possesso dell’autore e alle indagini da lui effettuate. A tal proposito é doveroso precisare che io ho fatto parte del team di ricerca del sacerdote. L’uditorio sembrava attento alle notizie da me fornite, ma credo invece che io sia risultato quasi un personaggio “blasfemo” che infrangeva il loro INVIOLABILE MITO. Ho comunque dichiarato che i documenti di padre Gritti erano a disposizione di chi ne fosse stato interessato, ma i convenuti sembra abbiano fatto orecchie da mercante.

Gli interventi, 11 come dal programma dei lavori, hanno avuto la durata media di 30 minuti ciascuno, ad eccezione di quello di Greg Hodgins, illustrante l’analisi effettuata con il radiocarbonio-14 al fine di datare con sicurezza la pergamena. Lo stesso Hodgins ha avanzato l’ipotesi che il manoscritto sia un falso realizzato dallo stesso Voynich. Infatti, in una delle tante diapositive con le immagini degli ipotetici autori del Ms., era presente anche la foto di W.M.Voynich indicata dallo stesso Hodgins. L’uditorio è rimasto in silenzio. Ma alla fine dell’intervento, non è mancato l’applauso di cortesia. (é proprio nell’abstract stesso della presentazione di Hogins che viene affermato : “Radiocarbon dating identifies when the animal that produced the parchment lived, not when the finished parchment was written upon, so there is a formal possibility the Voynich MS was created at a later date.”  Traduzione: “La datazione al radiocarbonio individua quando l’animale da cui è stata ricavata la pelle per la pergamena ha vissuto, non quando è stato scritto sulla pergamena, quindi c’è una possibilità formale che il MS Voynich sia stato realizzato in una data successiva.” ndr)

Le relazioni sono state tutte dei monologhi, pertanto dissonanti, in quanto i relatori hanno presentato tesi completamente differenti l’una dall’altra, concordando solo ed esclusivamente su una ed una cosa : il Ms 408 é un’opera realizzata nel medioevo. In pratica é stato come ascoltare un concerto dove ogni strumento suonava per conto suo, come se ogni relatore parlasse solo per convincere se stesso della veridicità delle argomentazioni esposte ( in base alla nota teoria del più lo affermi e più ti convinci ). Mi ha particolarmente divertito ( in riferimento alle tre figurine disegnate e alle righe di testo riportate sull’ultima pagina del Ms, puntualmente decodificate da p. Gritti e riportate ne “I custodi della pergamena proibita” ) l’intervento di Johannes Albus, illustrante una fantascientifica ricetta medica medioevale, in base alla quale il fegato di caprone e la cera d’api sarebbero un toccasana per le ferite.

Concludo scusandomi per il ritardo con cui posto questa comunicazione, ringraziando per l’ospitalità e complimentandomi nuovamente per il blog.

Giorgio Conti

E’ interessante segnalare che mentre scriviamo queste righe abbiamo scovato in rete una particolare discussione. Il dialogo telematico è iniziato il 25/07/2012 (6 giorni fa) e l’ultimo messaggio è stato scritto solo 2 giorni fa (29/07/2012), non è escluso che si possano aggiungere ulteriori messaggi… Il titolo della discussione è “Wilfrid Voynich,  Forger?” (Wilfrid Voynich è un falsario?). Il caso vuole che in questa discussione si parli di: Reilly, pergamene intonse, spie, Hebborn, mappa di Vinland, Michael Barlow, libreria Franceschini… tutti temi trattati in queste settimane nel nostro BLOG e decisamente oggetto di indagine della ricerca di Gritti . Qui trovate il link

 


Mezzogiorno di fuoco

Recensione de “I Custodi della Pergamena Proibita” apparsa sul Corriere del Mezzogiorno del 21/07/2012. Riadattamento Grafico.


Un autorevole commento da Oxford

Riportiamo un commento della Dr. Anna Castriota che è voluta intervenire sul nostro BLOG ed in particolare sul post relativo alla diatriba tra Voynich e Vizitelly. La ringraziamo sentitamente per il suo intervento.

Salve! devo prima di tutto fare i complimenti a questo blog di cui sono già stata ospite. E’ davvero ben strutturato e ricco di informazioni preziose sul Manoscritto 408, meglio conosciuto come il ”Manoscritto Voynich”. Mi collego quasi quotidianamente a questo sito (impegni e collegamento internet permettendo) e devo dire che sono sempre sorpresa -in modo positivo- dall’abbondanza di materiale acquisito e messo a disposizione del lettore. Inoltre noto con piacere che il presente blog sta avviando una discussione tra internauti riguardo al libro di P. Gritti. E’ importante che ciò avvenga poiché il romanzo ”I Custodi della Pergamena Proibita” merita tutta la pubblicità possibile.

Ho collaborato personalmente con Padre Gritti sulla ricerca del periodo storico in cui si muoveva Voynich (sono docente di ideologie politiche e storia del 20mo secolo ad Oxford). L’abitudine di creare codici cifrati per comunicare messaggi militari o politici è sempre stata pratica comune nel mondo dello spionaggio. Lo era al tempo di Voynich e lo è adesso. Chi non ricorda, per esempio, il ”Codice Enigma” durante la seconda guerra mondiale? ci volle un genio della matematica come Alan Turing per riuscire a decifrarlo. Quindi niente di nuovo sotto il sole. Allora perché il Manoscritto Voynich provoca resistenze da parte del mondo accademico e non, quando si prova a palesarne un significato ed un’origine diversi? A questo proposito devo confessare che ho riletto con molto interesse sia l’articolo di Barlow che la polemica a mezzo stampa tra Voynich e Vizetelly nel 1921 riportati sul blog (complimenti per il lavoro di ricerca). Ci si chiederà come mai a queste voci dissonanti non sia mai stata data la giusta attenzione o il giusto credito. Il motivo è semplice: sia nel 1921, sia attualmente, ci sono interessi che vanno mantenuti. Nuocerebbe enormemente alla Yale University se si diffondesse che una delle sue maggiori ”attrazioni” è in realtà un falso del 20mo secolo. Infatti la reputazione del corpus accademico di quella università ne uscirebbe danneggiata. Inoltre se si accettasse il vero significato celato dal Manoscritto, bisognerebbe riscrivere buona parte della storia del periodo pre e post prima guerra mondiale. Bisognerebbe cioè rivedere e rivisitare il periodo storico tra l’ultima decade del 19mo secolo e le prime due decadi del 20mo secolo. La reputazione di paesi come gli Stati Uniti, per esempio, ne andrebbe pesantemente di mezzo considerando anche il ruolo di superpotenza che questa nazione oggi riveste a livello mondiale. Ecco perché personaggi come Vizetelly o Barlow, ed ora Padre Gritti, vengono attaccati o, nella migliore delle ipotesi, ignorati.
Hanno evidenziato (nel caso di Vizetelly e Barlow) incongruenze importanti o provato (nel caso di Padre Gritti) il vero significato del Ms408 che per molti dovrebbe continuare a rimanere nascosto, preferendo l’ipotesi che la paternità del Manoscritto sia attribuibile a Ruggero Bacone (come lo stesso Voynich inizialmente tentò di fare) o che sia un falso ma non di epoca moderna. Concludo il mio intervento con una citazione presa liberamente dal romanzo di U. Eco “Il Pendolo di Foucault” : “Se si vuole celare un segreto, basta renderlo noto a tutti”.

Dr. Anna Castriota


Eric il falsario… Yes, he can! 

Ci piace raccontare qualcosa di Eric Hebborn, falsario inglese dalle sfumature leggendarie, in grado di far passare per autentici un Bruegel o un Pontormo realizzati da lui stesso. E’ assai probabile che i musei e le gallerie di tutto il mondo mettano in mostra ancora sue opere accreditate a ben più famosi artisti di ogni epoca. La morte del re dei falsari è sopravvenuta il 10 gennaio 1996, in un ospedale di Roma, la città che lo ospitava da anni e che in quel giorno lo dimenticò considerandolo troppo frettolosamente un clochard. Finì in ospedale perché ubriaco e vittima di una maldestra passeggiata che gli procurò l’incidente fatale. Probabilmente non si saprà mai se fu davvero un incidente o qualcosa di diverso.

Il maestro dell’imbroglio d’arte fu reo confesso in un libro apparso in Italia nel 1994 ( Troppo bello per essere vero – Autobiografia di un falsario, Neri Pozza Editore) di lì a poco seguì l’ancor più pratico Manuale del falsario. Viene qui di seguito presentata un’intervista fatta allo stesso Eric Hebborn e andata in onda su Canala 5 poco prima della sua prematura e misteriosa morte. Dopo averla vista faremo insieme qualche considerazione…

Prima di effettuare qualsiasi osservazione specifichiamo che il testo “The Art Forger’s Handbook” di Hebborn fa parte della bibliografia del romanzo “I custodi della pergamena proibita” di Aldo Gritti.

Numerosi musei e gallerie rifiutarono di ammettere che i Pontormo e i Bronzino, ma anche i Piranesi, i Tiepolo e i Corot che tenevano esposti, fossero in realtà degli Hebborn. Solo in un secondo tempo ritirarono con discrezione le opere… Ergo: quando si palesa la falsità di qualsiasi opera c’è da fare i conti con gli interessi del proprietario.

In riferimento a quanto detto nell’intervista dallo stesso Hebborn e relativo al reperimento dei fogli sui quali disegnava, se facessimo un esame al radiocarbonio di un suo disegno, secondo voi, che datazione otterremmo? ma soprattutto: il risultato di quell’esame ci direbbe ancora qualcosa sulla sua autenticità?

Perchè i più importanti musei del mondo sono stati ingannati anche se mai avrebbero ammesso il contrario, mentre non dovrebbe essere possibile per altri falsificare una pergamena antica in epoca moderna?

Hebborn è stato un genio randagio e solitario? Oppure ci sono e ci sono stati altri falsari che rendono i musei e le gallerie del mondo dei siti in cui avvengono potenziali esposizioni di altri oggetti non autentici? Quanto è diffusa l’arte della falsificazione? e quante persone potenti sono interessate a non far sapere niente di questo mondo?

Per ulteriori approfondimenti sulla storia di Eric Hebborn segnaliamo due link:

sul mistero della sua morte (qui)

sulla sua biografia (qui)


1921… La diffidenza di Vizetelly

  

Il 26 Marzo del 1921, a pagina 4 dello storico quotidiano New York Tribune, appariva un piccolo articolo (vedi immagine 1) che annunciava una particolare notizia:

Immagine 1. Articolo originale digitalizzato del New York Tribune pubblicato il 26 marzo 1921. Per navigare sull’intera pagina del quotidiano clicca sull’immagine.

Bacone usava il telescopio nel XIII secolo

Il manoscritto cifrato prova che era già noto anche il microscopio

“La scoperta di manoscritti cifrati rozzamente illustrati dimostra che Ruggero Bacone, vissuto nel XIII secolo, già utilizzava microscopi e telescopi all’avanguardia, strumenti generalmente attribuiti ad inventori del XVII secolo”. La notizia è stata resa nota dal dottor Wilfred M. Voynich, noto bibliografo. “I disegni rivelano”, egli ha detto, “che Bacone osservò oggetti celesti e particolari anatomici mai osservati prima e visibili agli occhi umani solo quattrocento anni dopo. Il dottor William Romaine Newbold, dell’università della Pennsylvania, ha scoperto la chiave per decifrare il codice utilizzato da Bacone nel redigere la sua opera e ora è in grado di decriptarlo”, ha affermato il dottor Voynich e poi ha aggiunto “per secoli il manoscritto è passato di mano in mano senza che a nessuno fosse noto il contenuto”. Il dottor Voynich e il dottor Newbold stanno per descrivere le loro scoperte il mese prossimo presso il College of the Physicians.

 Il 31 Marzo 1921 il New York Tribune, a pagina 8, pubblica una lettera all’editore, datata 26 Marzo (vedi immagine 2), in cui Frank Horace Vizetelly, lessicografo etimologista ed editore di origine inglese, residente a New York, chiede chiarimenti su quanto riportato dal dottor Wilfred Michael Voynich in merito alla notizia data il giorno 26 sul New York Tribune: la scoperta di un manoscritto cifrato il quale dimostra che Ruggero Bacone utilizzò potenti microscopi e telescopi. L’annuncio riguarda inoltre la scoperta della chiave del codice usato da Bacone ad opera del dottor William Romaine Newbold. Vizetelly pone a Voynich una domanda diretta e lo fa proprio nella chiusura della lettera.

“Ciò che è particolarmente interessante sapere circa l’annuncio del Dr. Wilfred Voynich, noto bibliografo, è : Da dove viene ‘il manoscritto cifrato rozzamente illustrato’? e come possiamo assicurarcene? E’ possibile che sia parte del bottino della desolata Douai?” 

Immagine 2. Rielaborazione grafica della lettera originale di Vizetelly pubblicata il 31 marzo del 1921 sul New York Tribune. Clicca sull’immagine per la traduzione completa e il link alla pagina completa del quotidiano.

 Il 4 aprile, sempre sulle pagine del New York Tribune (vedi immagine 3), Voynich  risponde a Vizetelly in questo modo: 

Immagine 3. Rielaborazione grafica della lettera originale pubblicata il 4 aprile 1921 sul New York Tribune. Clicca sull’immagine per accedere alla pagina originale completa del quotidiano.

 

Il Telescopio di Ruggero Bacone

Anche il suo microscopio appare nel manoscritto cifrato del Dottor Voynich

All’editore del Tribune

Sig: la lettera, peraltro molto interessante, di Frank H. Vizetelly sul mio manoscritto cifrato di Ruggero Bacone, apparsa sul numero del 31 Marzo, contiene alcune imprecisioni che vorrei correggere. Nel dare alcune informazioni alla stampa in merito alla conferenza sul mio manoscritto, che avrà luogo a Philadelphia e sarà tenuta dal Prof. W. Romaine Newbold, il Dott Clarence E. McClung e da me, non ho mai dichiarato che Ruggero Bacone avesse inventato o costruito un microscopio, ma ho riportato in parte un paragrafo dell’ annuncio delle conferenze in cui si dichiara che i disegni nel mio manoscritto provano che Ruggero Bacone possedesse un microscopio ad alta risoluzione ed un telescopio e attraverso questi strumenti abbia visto e disegnato oggetti celesti e parti anatomiche che, per quello che sappiamo, non sono mai stati osservati prima da occhio umano e non saranno osservati per secoli.

Ciò è rilevante poiché molti studiosi di Storia delle Scienze, discutono sull’eventualità che Bacone abbia costruito un telescopio o abbia solo scritto la teoria dell’ottica. Mr. Vizetelly fa riferimento al fatto che il Dr. Smith nel suo “Sistema Completo sull’Ottica” deduce che Bacone non ha mai osservato attraverso un telescopio. Per quanto riguarda i riferimenti fatti da Mr. Vizetelly e relativi ad Alkendi e ad Alhazan, predecessori di Bacone nello studio dell’ottica, va considerato che Bacone era a conoscenza degli studi di questi e di altri lavori di matematici arabi e ne fa infatti riferimento nei suoi scritti.

Mr. Vizetelly è ovviamente in errore quando suggerisce che il Ms. in mio possesso possa far parte del bottino dei tedeschi quando hanno occupato Douai. Il Ms. di Bacone di Douai ( rifermento Bacone n°691), contenente cinque manoscritti di Bacone, è scritto in latino ed è del diciassettesimo secolo. E’ stato descritto dal Prof. E. A. Charles e da Victor Cousin in una serie di 5 articoli apparsi sul “Journal des Savants” nel 1848 ed è riportato dal Prof. A. G. Little che nel 1911 catalogò tutti i manoscritti conosciuti di Ruggero Bacone.

Il mio manoscritto è stato scritto nel tredicesimo secolo, in cifrato, non in latino e non rivela l’autore. E’ stata una mia supposizione che fosse di Ruggero Bacone, ma solo l’incredibile scoperta della chiave decrittatoria del manoscritto ad opera del Prof. Newbold ha confermato che l’autore fosse effettivamente Ruggero Bacone.

WILFRID M. VOYNICH

2 Aprile 1921

Ed ecco che il 22 Aprile viene pubblicata sullo stesso quotidiano la controreplica di Vizetelly (vedi immagine 4), dalla quale si evince come già agli inizi c’era chi diffidava delle parole di Voynich:

Immagine 4. Rielaborazione grafica della lettera pubblicata dal New York Tribune il 22/04/1912. Clicca l’iimagine per visualizzare l’intera pagina originale del quotidiano.

Il Manoscritto di Ruggero Bacone

Mr. Vizetelly ancora dubita che lo scienziato abbia usato un telescopio

All’editore del Tribune

Sig: “Non c’è persona più cieca di chi non vuol vedere” e anche se in un antico manoscritto essi trovassero delle lenti di un telescopio non riuscirebbero comunque a fargli fare le cose per cui sono nate. Dove ha ottenuto il ‘Bacone’ il dottor Voynich? E come? Perché così tanto mistero intorno alla vicenda? Dopo tutto, che sia di Bacone, o di un semplice cinghiale di Simonide, è per caso Voynich che può imporlo? Egli afferma che io sono “ovviamente in errore nel fare l’ipotesi che il manoscritto possa essere stato saccheggiato dai Tedeschi quando essi occuparono Douai”. Io non ho fatto tale ipotesi, ma ho formulato una domanda netta alla quale non è stata data una risposta franca. Invece qualcun altro dice che il dottor Voynich abbia “acquistato il manoscritto da un monastero in Europa”, il che suscita la domanda “Quale monastero e quando?”. Il Dottor Voynich dice che vuole “correggere alcune imprecisione e deduzioni” contenute nella mia lettera del 26 marzo. Non si deve cavillare sulle parole. Se correttamente riportato, il dottor Voynich ha dichiarato: “Ruggero Bacone ha usato un microscopio e un telescopio ad alta definizione”. Non è stato accusato di dire “Ruggero Bacone ha inventato o costruito un telescopio”. […]Al giorno d’oggi è doveroso che gli studiosi “giochino la propria partita” con le carte sul tavolo. Il mondo moderno chiede di sapere di più, non gli basta che lo scopritore di un manoscritto, nonché proprietario, dichiari che è certamente provato che la teoria della relatività di Einstein è stata scoperta da Ruggero Bacone che con l’aiuto di un telescopio l’ha poi messa per iscritto in forma cifrata 600 anni fa solo perché servisse come una ‘minestra riscaldata’ 600 anni dopo. Nient’altro che la constatazione della produzione dello strumento stesso può servire a provare che Bacone abbia realmente utilizzato un telescopio all’avanguardia, ed anche in quel caso la prova sarebbe solo indiziaria.

FRANK H. VIZETELLY

New York, 18 Aprile 1921

Proprio in calce a questa lettera, il New York Tribune fa una precisazione su una dichiarazione di Voynich del giorno precedente:


E’ stato riportato ieri che il dottor Voynich ha dichiarato che il Manoscritto di Bacone faceva parte di un lotto che egli comprò nel 1912 da una collezione del Duca di Parma, Ferrara e Modena

Solo molto tempo dopo si arrivò ad un’altra versione relativa all’origine del manoscritto e cioè quella di Villa Mondragone a Frascati.


Un Barlowme nella notte

Era l’ottobre del 1986 quando sulla rivista Cryptologia (vol.10, n°4) venne pubblicato un articolo a firma Michael Barlow dall’inequivocabile titolo: “Il manoscritto Voynich: realizzato dallo stesso Voynich?”. In questo lavoro sono presentati molti dei temi trattati nel romanzo “I custodi della pergamena proibita” di Aldo Gritti, su tutti: la tesi più importante, quella secondo la quale il famoso MS408 è un manoscritto realizzato dallo stesso Voynich.

Immagine originale della prima pagina dell’articolo disponibile al link http://www.tandfonline.com

L’articolo di Barlow prende spunto dalla monografia di Mary D’ImperioVoynich Manuscript: an elegant enigma” ed evidenzia come in questo saggio vengano descritti minuziosamente tutti i tentativi effettuati per dare un significato al manoscritto, risultando, in definitiva, una sorta di “punto della situazione” degli studi effettuati fino al 1976. La sensazione che si ha è quella che lo stesso Barlow prenda a pretesto il saggio della D’Imperio per effettuare a sua volta un “punto della situazione” sul “punto della situazione”. E’ con toni tra l’ironico e il sarcastico che l’autore sottolinea che non si ha ancora alcuna risposta alle mille domande generate dall’enigmatico manoscritto e che per questo sarebbe auspicabile che le ricerche proseguano per averne almeno una. Contemporaneamente, però, si può fare affidamento su quelli che possono essere considerati gli unici punti fermi raggiunti, frutto di decenni di studi, e che l’articolo riassume in questo modo:

  • I botanici sostengono che la sezione botanica non ha alcun senso.
  • Gli astronomi sostengono che la sezione astrologica non ha alcun senso.
  • Anche gli astrologi dicono che la sezione astrologica non ha alcun senso.
  • Gli esperti in farmacologia dicono che la sezione farmacologica non ha alcun senso.
  • I crittografi affermano che la cifratura non ha alcun senso.
  • Gli storici dell’arte non riescono a datare i disegni.
  • I bibliografi non riescono a datarne la scrittura.
  • Non esiste alcun esempio simile per stile, presentazione o produzione.

Sono passati altri 26 anni dalla pubblicazione di questo articolo e non è difficile verificare come quei punti fermi citati da Barlow siano ancora gli unici definibili come tali, a parte la datazione della pergamena al radiocarbonio 14 del 2009. L’autore dell’articolo, infatti, elenca gli insuccessi relativi alla comprensione del manoscritto per evidenziare altre caratteristiche che ruotano intorno alle pagine del Voynich e che risultano quantomeno sospette. In particolare Barlow si chiede come mai, almeno fino al 1986, non siano mai state compiute analisi scientifiche sui pigmenti o sulla pergamena, ed inoltre afferma che pur essendo evidente che alcuni studiosi del manoscritto abbiano considerato l’ipotesi che potesse trattarsi di un falso, gli stessi hanno voluto seguire quegli ‘indizi’ i quali indicavano che, se di frode si trattava, questa era compiuta nel 1650 ai danni di Rodolfo II di Praga. Tuttavia appare evidente che questi ‘indizi’ siano originariamente suggeriti proprio dallo stesso Voynich.

A questo punto nell’articolo di Cryptologia vengono affrontate alcune questioni particolarmente importanti. Michael Barlow, infatti, focalizza quali siano i soli fatti certi ed incontrovertibili per poi arrivare a porsi una domanda:

  • Voynich presenta al mondo il manoscritto nel 1921
  • Voynich dichiara di averlo acquistato nel 1912. Nove anni prima.
  • Voynich ha speso una cifra considerevole per acquistare il libro, non senza superare delle avversità per ottenerlo.
  • Voynich acquista un manoscritto unico e particolarmente insolito.

Come mai invece di urlare ai quattro venti la sua scoperta, come farebbe qualsiasi buon venditore, il libro non viene aperto se non nel 1921 quando  – sorpresa! – viene trovata una lettera all’interno, guarda caso del 1665 (o1666), e che lo stesso Voynich aveva omesso di leggere? Come mai dopo aver speso tempo, risorse, affrontato problemi e trovandosi di fronte un libro incomprensibile non c’è stata più attenzione rivolta alla presenza o meno di questa lettera?

Ma Barlow va oltre. Sottolineando come la vendita del manoscritto a Voynich avvenga ad opera dei Gesuiti di Villa Mondragone e come la biblioteca del collegio fosse stata donata al Vaticano sin dal 1620, si chiede:

  • Il Vaticano avrebbe dovuto dare la sua approvazione circa la vendita?
  • Sembra che la vendita dovesse rimanere segreta per tutelare ulteriori eventuali acquisti. Segreta per chi? Per il Vaticano?
  • Perché il venditore non ha venduto il MS al miglior offerente?
  • Nessun altro commerciante era a conoscenza di questa offerta?
  • Non appare invece tutto ciò come un modo pulito per Voynich per calare una tenda su di un passato troppo facilmente ripercorribile?
  • Siamo sicuri che il MS venduto a Villa Mondragone sia lo stesso MS che oggi chiamiamo Manoscritto Voynich?
  • E’ possibile poi che questo manoscritto sia rimasto a Villa Mondragone per 247 anni, come ipotizzato dallo stesso Voynich, senza che nessuno gli prestasse attenzione?

Tralasciando il giallo della firma cancellata di Jacobus Horcicky de Tepenecz, Barlow fa notare un’ altra particolare coincidenza: Voynich in prima battuta suggerisce che il manoscritto potesse essere stato opera di Ruggero Bacone e quindi implicitamente di aver subìto quattro secoli di silenzio. Lo stesso Voynich afferma però che  “è dopo qualche tempo che il manoscritto fu nelle mie mani che lessi il documento che portava la data del 1665 ( o 1666)…”. Voynich si riferisce alla lettera di Marci che, guarda caso, avvalora la tesi che il manoscritto sia opera di Bacone. Insomma Voynich e Marci sembra la pensino allo stesso modo. Nemmeno se Voynich l’avesse scritta di suo pugno sarebbe potuto arrivare un documento che potesse sostenere in modo migliore la sua tesi!

Ovviamente, tra le righe dell’articolo di Cryptologia, sorgono ulteriori domande: Chi meglio di un commerciante di libri antichi poteva sapere che un libro “pieno di geroglifici” esisteva (il riferimento è a quello di John Dee 1600) e che sarebbe tornato alla ribalta sotto Rodolfo II ? Quale suggerimento migliore si poteva dare se non quello di attribuire l’ambientazione del MS Voynich sempre alla corte di Rodolfo II ? E ancora: chi meglio di un commerciante di libri antichi avrebbe potuto procurarsi della pergamena intonsa? Chi meglio di qualcuno vissuto tra il 1912 e il 1920 avrebbe potuto produrre un testo manoscritto senza errori e in un tempo molto minore di quello necessario nel 15° secolo utilizzando tecnologie più evolute?

In definitiva Barlow arriva a formulare delle conclusioni al suo molto sorprendente articolo:

  • L’incontestato valore economico del libro potrebbe essere un fattore che impedisce l’accertamento della frode. 
  • La “bufala” dell’uomo di Piltdown (1911) e la biografia di John Dee pubblicata  da Fell-Smith (1904) sarebbero potuti essere due degli eventi che hanno ispirato e supportato Voynich nella generazione del falso.
  • Sarebbe opportuno sapere di più circa l’uomo Voynich.
  • Non sono ben chiari i motivi per cui Voynich avrebbe voluto produrre questa frode.
  • Tutti i misteri legati al manoscritto potrebbero essere spiegati esaustivamente se questo venisse considerato un’opera realizzata dallo stesso Voynich

Proprio alla conclusione dell’articolo di Cryptologia, l’autore quasi profetizza: “[…] Forse Voynich era un uomo in grado di gioire in segreto dei fallimenti ottenuti dai suoi colleghi nel tentativo di svelare il contenuto del manoscritto, ma magari quest’uomo avrebbe potuto anche lasciare una lettera al suo direttore di banca, da aprirsi dopo la sua morte e con il fine ultimo di spiegare ogni cosa. Probabilmente questa lettera esiste, ma con un’attesa di tempo superiore, forse 100 anni. […]”

In chiusura alcune osservazioni che vogliono aggiungere  i curatori di questo BLOG con la speranza che possano essere motivo di riflessione per quei lettori che passeranno a leggere questo post. Non possiamo far a meno di notare che l’ipotesi di Michael Barlow è citata sempre molto a margine, se non addirittura per nulla, tra l’elenco delle ipotesi formulate sul MS Voynich. Eppure di tutte è la meno confutabile e quella che ancor oggi può dare più risposte alle mille domande aperte sul mistero legato al manoscritto. La sintesi dell’articolo qui riportata, non rende giustizia all’insieme delle incongruenze segnalate e quindi invitiamo ad approfondire direttamente sull’articolo originale disponibile in download, purtroppo a pagamento, al seguente link.

Ci sembra doveroso sottolineare che a distanza di 26 anni dalla pubblicazione di questo articolo, gli studi scientifici auspicati dall’autore, scarseggiano. Le analisi dei materiali effettuate ci sembrano essere insufficienti e ci si chiede perché non venga effettuato uno ion migration test sul MS che permetta di verificare quando l’inchiostro è entrato in contatto con la pergamena. In conclusione ci sembra che Aldo Gritti risponda esaustivamente al lavoro di Barlow rispondendo a molte delle domande presenti nell’articolo di Cryptologia del 1986. Gritti, seppur in chiave di fiction, completa un quadro storico finora del tutto oscuro dando luce al contesto in cui operava l’uomo Michał Habdank-Wojnicz. Aggiunge la descrizione di fatti, eventi e prove a sostegno della tesi che vede Voynich stesso come autore di una delle più grandi farse mai realizzate. Ogni pezzo del puzzle trova il suo posto e il quadro finale risulta in egual misura chiaro e sconcertante. Come è possibile che l’articolo di Michael Barlow sia stato risucchiato in un tornado di assordante silenzio? C’è un legame tra la profezia alla conclusione dell’articolo e Aldo Gritti?