La verità vale più di un'identità

Wilfred Michael Voynich

System ReBooth

Avete presente quei giorni in cui il vostro computer fa i capricci e capita che avvengano strani e spiacevoli imprevisti? Accade ad esempio che i programmi vadano lentissimi, oppure non si aprano le finestre desiderate, la chiavetta non viene riconosciuta o anche che il nostro editor si presenti con i comandi scritti in qualche dialetto bulgaro, magari invece è solo il puntatore del mouse che, rimasto immobile, non ne vuole sapere di spostarsi di un centimetro, magari invece è la tastiera che si è messa a produrre punti interrogativi al posto di doppi apici… Insomma, senza citarle tutte, avrete capito che si parla di quelle circostanze in cui c’è qualcosa a non funzionare, causata da una qualsiasi della tante fastidiose evenienze possibili…

Prima di ricorrere al tecnico o all’amico esperto, prima di acquistare manuali che prospettano rassicuranti panacee informatiche, prima di avviare l’antivirus o di cercare in rete una possibile soluzione… prima di ogni cosa…  si effettua l’operazione più gettonata in assoluto: il riavvio del computer. Se il problema non  è grave il risultato è garantito. Lo stesso tecnico ci chiederebbe come prima informazione:  “Ha riavviato il pc?”.

Questa procedura implica la reinizializzazione del sistema operativo, il ritorno alla configurazione originale di partenza. Il riavvio effettua una pulizia automatica delle aree di memoria da tutte le corruzioni possibili. Insomma è il modo più veloce per azzerare tutto ciò che si è fatto e tornare ad una situazione “pulita”. Certo non sempre i problemi informatici si risolvono in questo modo, ma in parecchie circostanze abbiamo la possibilità di effettuare quanto raramente è realizzabile nella vita: cancellare gli errori e ripartire da capo come se non fosse accaduto nulla. In termini informatici l’operazione descritta si chiama System Reboot.

Giocando con le parole siamo arrivati a fare un parallelo tra questo post e il riavvio informatico di un sistema operativo. Così il System Reboot è diventato un System ReBooth per indicare che torneremo a parlare del personaggio W.S. Booth già protagonista del post: “Una gentile concessione”. (vi consigliamo di rileggere il post precedente perché questo appare a tutti gli effetti esserne un sequel)

Anche in questo caso ringraziamo Aldo Gritti per l’ulteriore gentile concessione. L’immagine che pubblichiamo fa parte del romanzo “I Custodi della Pergamena Proibita” e l’autore l’ha scovata negli archivi dell’US Bureau of Investigation.

Se qualcuno ravvisasse qualsiasi tipo di violazione di diritti può comunicarlo all’indirizzo voynich2012@libero.it dove prenderemo in considerazione la segnalazione. 

Si tratta di una lettera inviata da W.S. Booth   al Dipartimento di Giustizia, da lui scritta, per dare informazioni proprio circa la lettera, in precedenza ricevuta da W.M. Voynich. E’ un’incisiva analisi del nostro personaggio. In calce all’immagine della lettera è presente la sua traduzione in italiano (tra parentesi viene tradotto il testo manoscritto).

Non aggiungiamo altro perché il documento parla da solo, se non che Wilfred Michael Voynich appare in maniera evidente al centro dell’attenzioni dei Servizi Segreti americani e quindi un personaggio sospetto.

Ci piace condividere con i lettori questa considerazione: sarebbe davvero auspicabile nel caso del manoscritto Voynich che si facesse una sorta di System Reboot. Liberarsi da tutte le congetture esistenti e provare a pensare in maniera diversa senza pregiudizi di sorta… Chissà se quella, da qualcuno etichettata come una mera operazione commerciale, non possa risultare invece la chiave di lettura giusta!

Restate sintonizzati.

 

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W.S. Booth 120 Tremont Street

Stanza 314 Boston Mass

Telefono- Main 2069-M

Cable- “Gravecorn” Boston

 

Dipartimento di Giustizia, Washington D.C.

Gentili Signori,
Non ho motivo di pensare che il Sig. Voynich non si occupi esclusivamente della vendita di libri, ma la lettera allegata da lui scrittami, merita più di un momento di considerazione date le difficoltà da voi riportate con le spie
.

Tutto quello che so di Voynich è che è un libraio molto noto, che mi ha riferito di aver portato praticamente tutti i suoi beni (all’incirca un milione di dollari, così mi ha detto) da Londra sotto forma di libri e Mss; che lui è arrivato qui (in America) all’incirca sei mesi dopo lo scoppio della guerra in Europa.

Ho capito che è un soggetto britannico, sposato con una donna inglese; che è austriaco di nascita; un ebreo; che non è leale nei confronti del paese che lo ha adottato. Dichiara grande diffidenza per la Russia, ed ammirazione per la capacità tedesca ad operare. Attualmente potrebbe aver cambiato opinione.

Per quanto riguarda la possibilità che il Ms attribuito a Ruggero Bacone possa essere usato come mezzo di comunicazione con qualcuno al dipartimento, vi accludo la lettera del Sig. Voynich per il vostro archivio. Voynich mi ha riferito che vi sono pochi posti in Europa di cui non è pratico. Mi ha riferito che ha rapporti con i Capi di Stato grazie al suo lavoro. E’ chiaramente un millantatore, ed un buon commerciante e racconta storie affascinanti e misteriose delle sue avventure alla ricerca di biblioteche nascoste o perdute. (Tutto questo subito dopo il suo arrivo).

Sinceramente Vostro W.S. Booth

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Lo Spaccone

Quando immaginiamo le spasmodiche ricerche volte al ritrovamento di un qualsiasi antico documento, ci vengono sempre in mente biblioteche buie e polverose, magazzini dalle pareti di carta che nascondono miriadi di fogli mal organizzati, bauli abbandonati in soffitte sconosciute o inaccessibili… Insomma una romantica disposizione di segreti che aspettano di essere scoperti da pazientissimi ricercatori.

E’ incredibile invece come frugando negli archivi digitalizzati e disponibili in rete, queste ricerche diano degli ottimi risultati con una semplicità di reperimento unica. In una di queste “comode” ricerche abbiamo scovato questo curioso aneddoto. Presentiamo qui di seguito un articolo pubblicato dal New York Herald del 4 Febbraio 1916 ed in calce la sua traduzione in italiano. L’articolo non svela alcun segreto, ma abbiamo il desiderio di raccontarvi ciò che abbiamo trovato solo per descrivere un po’ meglio il personaggio di Wilfred Michael Voynich.

Dal New York Heral del 4 Febbraio 1916

Mentre consegnava all’impiegato predisposto alla sicurezza presso la Waldorf-Astoria Hotel le sue generalità, Wilfred M. de Voynich, un distinto uomo di Londra, in Inghilterra,  la scorsa notte ha depositato una cartella sulla scrivania e ha chiesto che venisse messa sotto custodia.

Louis Woelfle, l’impiegato, sbadigliando indifferentemente, ha preso nota del nome e dell’indirizzo e ha chiesto in maniera rituale:

“Il valore, per favore?”

“BEh. Un milione di dollari”, ha risposto il depositante. “Veramente il contenuto vale di più, ma…”.

Non servì altra parola per il signor Woelfle che iniziò ad ansimare restando con la penna sospesa e tremante a mezz’aria. “Ha detto un milione di dollari?”
“Un milione, sì. Quella borsa contiene manoscritti miniati, schizzi di acquarelli di Giotto, Mantegna ed altri. Ho portato più di $ 2.000,000 di valore, ma ho venduto per soli $750.000  di manoscritti alle istituzioni d’arte e università del Middle West, e come tornerò in Inghilterra, la prossima settimana mi sto organizzando per depositare questa borsa presso il governo di Washington fino a quando non tornerò in America”.

Mr. de Voynich andrà oggi a Philadelphia.

Ney York Herald 4 febbraio 1916