La verità vale più di un'identità

Archivio per settembre, 2012

Quella lettera di Tornetta[?]

Alla Beineicke Rare Book & Manuscript Library di Yale, tra i documenti conservati ed etichettati come “Corrispondenza riguardante il manoscritto cifrato MS 408”, esiste questa lettera.

La missiva dattiloscritta è datata 26 Giugno 1911. L’università di YALE la attribuisce in maniera dubitativa a “Marc[o] Tornetta[?]” ipotizzando che il destinatario possa essere Wilfred Voynich.

Firma in calce alla lettera conservata alla Beinecke Rare Book & Manuscript Library di Yale

Nel romanzo di Gritti si fa luce anche su questo documento. Viene evidenziato infatti come dal testo della lettera non si evinca in alcun modo che si stia parlando del manoscritto cifrato. Inoltre viene chiarito che l’autore della stessa sarebbe dovuto essere, non Tornetta, ma MARCO POMETTA S.J., ministro gesuita della Pensione Universitaria “Francesco Petrarca” di Padova.

 

Immagine tratta da “I custodi della pergamena proibita”

Ci siamo chiesti: “Possibile che un secolo di studi sul manoscritto Voynich non abbia chiarito nemmeno chi fosse l’autore di questa lettera?”

Siamo andati in rete alla ricerca di informazioni relative alla Pensione Universitaria “Francesco Petrarca” di Padova detta l’Antonianum in onore del santo patrono della città. Sul sito degli ex alunni, nella sezione riviste storiche, abbiamo trovato un numero della rivista dell’istituto. In particolare nell’edizione di Marzo 1967 dell’ “Antonianum” viene pubblicato l’elenco dei padri rettori e dei direttori che si sono susseguiti nel corso degli anni. Tra i coadiutori nel periodo 1910-1916 risulta, tra gli altri, tale padre POMETTA (vedi immagine in calce).

La Yale può iniziare a togliere qualche punto interrogativo e correggere Tornetta in Pometta…


System ReBooth

Avete presente quei giorni in cui il vostro computer fa i capricci e capita che avvengano strani e spiacevoli imprevisti? Accade ad esempio che i programmi vadano lentissimi, oppure non si aprano le finestre desiderate, la chiavetta non viene riconosciuta o anche che il nostro editor si presenti con i comandi scritti in qualche dialetto bulgaro, magari invece è solo il puntatore del mouse che, rimasto immobile, non ne vuole sapere di spostarsi di un centimetro, magari invece è la tastiera che si è messa a produrre punti interrogativi al posto di doppi apici… Insomma, senza citarle tutte, avrete capito che si parla di quelle circostanze in cui c’è qualcosa a non funzionare, causata da una qualsiasi della tante fastidiose evenienze possibili…

Prima di ricorrere al tecnico o all’amico esperto, prima di acquistare manuali che prospettano rassicuranti panacee informatiche, prima di avviare l’antivirus o di cercare in rete una possibile soluzione… prima di ogni cosa…  si effettua l’operazione più gettonata in assoluto: il riavvio del computer. Se il problema non  è grave il risultato è garantito. Lo stesso tecnico ci chiederebbe come prima informazione:  “Ha riavviato il pc?”.

Questa procedura implica la reinizializzazione del sistema operativo, il ritorno alla configurazione originale di partenza. Il riavvio effettua una pulizia automatica delle aree di memoria da tutte le corruzioni possibili. Insomma è il modo più veloce per azzerare tutto ciò che si è fatto e tornare ad una situazione “pulita”. Certo non sempre i problemi informatici si risolvono in questo modo, ma in parecchie circostanze abbiamo la possibilità di effettuare quanto raramente è realizzabile nella vita: cancellare gli errori e ripartire da capo come se non fosse accaduto nulla. In termini informatici l’operazione descritta si chiama System Reboot.

Giocando con le parole siamo arrivati a fare un parallelo tra questo post e il riavvio informatico di un sistema operativo. Così il System Reboot è diventato un System ReBooth per indicare che torneremo a parlare del personaggio W.S. Booth già protagonista del post: “Una gentile concessione”. (vi consigliamo di rileggere il post precedente perché questo appare a tutti gli effetti esserne un sequel)

Anche in questo caso ringraziamo Aldo Gritti per l’ulteriore gentile concessione. L’immagine che pubblichiamo fa parte del romanzo “I Custodi della Pergamena Proibita” e l’autore l’ha scovata negli archivi dell’US Bureau of Investigation.

Se qualcuno ravvisasse qualsiasi tipo di violazione di diritti può comunicarlo all’indirizzo voynich2012@libero.it dove prenderemo in considerazione la segnalazione. 

Si tratta di una lettera inviata da W.S. Booth   al Dipartimento di Giustizia, da lui scritta, per dare informazioni proprio circa la lettera, in precedenza ricevuta da W.M. Voynich. E’ un’incisiva analisi del nostro personaggio. In calce all’immagine della lettera è presente la sua traduzione in italiano (tra parentesi viene tradotto il testo manoscritto).

Non aggiungiamo altro perché il documento parla da solo, se non che Wilfred Michael Voynich appare in maniera evidente al centro dell’attenzioni dei Servizi Segreti americani e quindi un personaggio sospetto.

Ci piace condividere con i lettori questa considerazione: sarebbe davvero auspicabile nel caso del manoscritto Voynich che si facesse una sorta di System Reboot. Liberarsi da tutte le congetture esistenti e provare a pensare in maniera diversa senza pregiudizi di sorta… Chissà se quella, da qualcuno etichettata come una mera operazione commerciale, non possa risultare invece la chiave di lettura giusta!

Restate sintonizzati.

 

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W.S. Booth 120 Tremont Street

Stanza 314 Boston Mass

Telefono- Main 2069-M

Cable- “Gravecorn” Boston

 

Dipartimento di Giustizia, Washington D.C.

Gentili Signori,
Non ho motivo di pensare che il Sig. Voynich non si occupi esclusivamente della vendita di libri, ma la lettera allegata da lui scrittami, merita più di un momento di considerazione date le difficoltà da voi riportate con le spie
.

Tutto quello che so di Voynich è che è un libraio molto noto, che mi ha riferito di aver portato praticamente tutti i suoi beni (all’incirca un milione di dollari, così mi ha detto) da Londra sotto forma di libri e Mss; che lui è arrivato qui (in America) all’incirca sei mesi dopo lo scoppio della guerra in Europa.

Ho capito che è un soggetto britannico, sposato con una donna inglese; che è austriaco di nascita; un ebreo; che non è leale nei confronti del paese che lo ha adottato. Dichiara grande diffidenza per la Russia, ed ammirazione per la capacità tedesca ad operare. Attualmente potrebbe aver cambiato opinione.

Per quanto riguarda la possibilità che il Ms attribuito a Ruggero Bacone possa essere usato come mezzo di comunicazione con qualcuno al dipartimento, vi accludo la lettera del Sig. Voynich per il vostro archivio. Voynich mi ha riferito che vi sono pochi posti in Europa di cui non è pratico. Mi ha riferito che ha rapporti con i Capi di Stato grazie al suo lavoro. E’ chiaramente un millantatore, ed un buon commerciante e racconta storie affascinanti e misteriose delle sue avventure alla ricerca di biblioteche nascoste o perdute. (Tutto questo subito dopo il suo arrivo).

Sinceramente Vostro W.S. Booth


Lo Spaccone

Quando immaginiamo le spasmodiche ricerche volte al ritrovamento di un qualsiasi antico documento, ci vengono sempre in mente biblioteche buie e polverose, magazzini dalle pareti di carta che nascondono miriadi di fogli mal organizzati, bauli abbandonati in soffitte sconosciute o inaccessibili… Insomma una romantica disposizione di segreti che aspettano di essere scoperti da pazientissimi ricercatori.

E’ incredibile invece come frugando negli archivi digitalizzati e disponibili in rete, queste ricerche diano degli ottimi risultati con una semplicità di reperimento unica. In una di queste “comode” ricerche abbiamo scovato questo curioso aneddoto. Presentiamo qui di seguito un articolo pubblicato dal New York Herald del 4 Febbraio 1916 ed in calce la sua traduzione in italiano. L’articolo non svela alcun segreto, ma abbiamo il desiderio di raccontarvi ciò che abbiamo trovato solo per descrivere un po’ meglio il personaggio di Wilfred Michael Voynich.

Dal New York Heral del 4 Febbraio 1916

Mentre consegnava all’impiegato predisposto alla sicurezza presso la Waldorf-Astoria Hotel le sue generalità, Wilfred M. de Voynich, un distinto uomo di Londra, in Inghilterra,  la scorsa notte ha depositato una cartella sulla scrivania e ha chiesto che venisse messa sotto custodia.

Louis Woelfle, l’impiegato, sbadigliando indifferentemente, ha preso nota del nome e dell’indirizzo e ha chiesto in maniera rituale:

“Il valore, per favore?”

“BEh. Un milione di dollari”, ha risposto il depositante. “Veramente il contenuto vale di più, ma…”.

Non servì altra parola per il signor Woelfle che iniziò ad ansimare restando con la penna sospesa e tremante a mezz’aria. “Ha detto un milione di dollari?”
“Un milione, sì. Quella borsa contiene manoscritti miniati, schizzi di acquarelli di Giotto, Mantegna ed altri. Ho portato più di $ 2.000,000 di valore, ma ho venduto per soli $750.000  di manoscritti alle istituzioni d’arte e università del Middle West, e come tornerò in Inghilterra, la prossima settimana mi sto organizzando per depositare questa borsa presso il governo di Washington fino a quando non tornerò in America”.

Mr. de Voynich andrà oggi a Philadelphia.

Ney York Herald 4 febbraio 1916

 


Riflessioni Accademiche

Riportiamo qui di seguito alcune considerazioni che la dott.ssa Anna Castriota ha voluto rilasciare al nostro BLOG. Ricordiamo che la dott.ssa è una studiosa di ideologie politiche radicali e terrorismo e che ha collaborato con padre Gritti per tutto ciò che concerne le ricerche storiche di quel periodo e descritte nel romanzo “I custodi della pergamena proibita”.

Salve a tutti!

Vorrei intervenire su una questione che mi sta molto a cuore.

Come tutti ormai sappiamo, il libro di padre Gritti ha finalmente chiarito uno dei misteri più oscuri e relativo al leggendario manoscritto Voynich. Nonostante ciò, ho notato che spesso è più comodo attribuire la paternità del manoscritto ai marziani, alle fate o agli elfi, piuttosto che accettare il fatto che si tratti di un’opera abilmente contraffatta da Wilfrid Voynich e che tale documento contenga messaggi in codice riguardanti l’intenso traffico spionistico avvenuto nella prima parte del 20mo secolo, proprio alle soglie del I conflitto mondiale.
Dalle ricerche da me effettuate posso affermare che lo stesso Voynich è un personaggio davvero ambiguo che si muove con agio (come molti altri in verità) negli ambienti diplomatici e in quelli più sotterranei dell’eversione politica molto comuni nell’Europa di quel periodo. E’ peraltro sospetto che Voynich decida di migrare negli Stati Uniti proprio alla vigilia dello scoppio della I guerra mondiale. Inoltre, sempre in quel periodo, la rete di interessi politici di diversi gruppi di potere è abbastanza fitta e tale da permettere l’inserimento di personaggi come Voynich, il quale sa perfettamente destreggiarsi in tali ambienti riuscendo a trarre benefici e vantaggi dalla stessa rivalità esistente tra le varie potenze.

In definitiva il manoscritto risulta essere una perfetta copertura per tali traffici. Perché allora meravigliarsi di un Voynich al soldo del miglior offerente?

Chi conosce in maniera approfondita la storia politica tra la fine del 19mo secolo e gli inizi del 20mo secolo, non si può stupire che Voynich possa essere stato un agente segreto impegnato su più fronti e che il manoscritto sia un documento contraffatto dallo stesso per scopi spionistici.

Quindi perché  tanto scetticismo e velata o addirittura aperta ostilità da parte della comunità di studiosi del manoscritto Voynich nei confronti di padre Gritti? E’ una domanda che mi pongo spesso ultimamente. Soprattutto quando interagisco con personaggi che appartengono al “circolo Voynich”.

Nemmeno un mese fa sono entrata in contatto con uno di questi “esperti”. Abbiamo iniziato una fitta corrispondenza e credevo di trovarmi dinnanzi ad un serio studioso che volesse raggiungere una qualche verità. Quando però ho accennato al fatto che il manoscritto potesse essere un falso dello stesso Voynich e avente contenuti spionistici, ho iniziato ad avere risposte ostili. L’evento che più  mi ha oltraggiato è stato l’atteggiamento di sfiducia nei miei confronti. Sono un’accademica seria e le mie affermazioni sono sempre suffragate da prove inconfutabili. Nella stessa occasione, rifiutando di venire a vedere in Italia la documentazione, si pretendeva di ricevere la scansione di documenti originali da me visionati e in possesso di padre Gritti che confermano l’attività spionistica di Voynich, operazione, questa, che potrebbe danneggiare i documenti in questione. L’alternativa proposta dall’ “esperto” è stata allora quella di visionare i documenti in una videoconferenza. Questa proposta l’ho trovata estremamente offensiva della mia parola di studiosa e della validità della mia proposta di ricerca. Ho chiaramente rifiutato, ma vorrei chiarire in questa sede che il mio rifiuto non nasconde nessun trucco o inganno.

I documenti esistono davvero, ma accetterò di discuterne apertamente solo quando troverò di fronte a me studiosi seri che vogliano appurare la verità e non a pseudo-storici o “ricercatori della domenica” i quali sono pronti ad attaccare una teoria diversa dalla loro solo perché esce fuori dal coro di quelle dagli stessi accettate.

Come si può pensare di valutare la veridicità e l’autenticità di documenti solo “intravedendoli” via webcam? le carte vanno toccate, gli inchiostri esaminati, la grafia confrontata: analisi queste che non è possibile effettuare in una videoconferenza! Un altro esempio di testardaggine, da parte di questa cosiddetta comunità di studiosi del manoscritto, è un articolo che mi è stato segnalato qualche giorno fa in cui si fa cenno alla corrispondenza di Anne Nill, segretaria e migliore amica di Ethel Voynich.

In alcune di queste lettere la Nill scrive di una possibile preesistenza del manoscritto perché questo sarebbe stato visionato da Singer nel 1905 presso il mercante di libri rari Baer in Germania. ..trattasi in realtà di un manoscritto forse simile al Voynich, ma non il Voynich! Mi viene il sospetto che il post sia stato creato appositamente per far credere al lettore che Anne Nill nutra dubbi sulla provenienza del manoscritto. L’autore dell’articolo sembra poi ignorare che la Nill fosse persona non attendibile perché affetta da malattie cerebrali. Prova di ciò è nella corrispondenza della stessa Anne Nill conservata a Cambridge e da me visionata durante le mie ricerche per il libro di padre Gritti.

Inoltre apprendo di una recente ricerca avviata su un catalogo di piante appartenuto a Ethel Voynich e che avevo chiesto di visionare al Grolier. E’ interessante comunque notare che, dopo la pubblicazione del libro di padre Gritti, la comunità Voynich si stia svegliando…

Concludo dicendo che la verità ha mille sfaccettature e che dobbiamo avere l’onestà intellettuale di accettarla in tutte le sue molteplici sfumature, anche quando infrange le nostre convinzioni più radicate. Capisco che per uno studioso del Voynich tutto ciò può risultare frustrante, ma bisogna avere il coraggio di affrontare una verità alternativa a quella in cui abbiamo sempre creduto. Solo così possiamo dire di conoscere davvero.

Grazie
Dr. Anna Castriota
Oxford