La verità vale più di un'identità

Archivio per maggio, 2012

Carmilla su ‘I Custodi della Pergamena Proibita’

articolo del 10/05/2012 tratto dalla rivista carmillaonline 
( http://www.carmillaonline.com/archives/2012/05/004298.html )

di Valerio Evangelisti

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Secondo le regole di Carmilla, non dovrei occuparmi del libro di cui tratterò (Aldo Gritti, I custodi della pergamena proibita, ed. Rizzoli, 2012, pp. 420, € 12,50). Riporta infatti, in quarta di copertina, una mia frase elogiativa. Si vedrà però che la mia non è assolutamente un’apologia, e che trascurerò completamente la parte romanzesca.
Voglio occuparmi di questo libro perché, in forma narrativa, svela per la prima volta in maniera persuasiva le chiavi di interpretazione del misteriosissimo manoscritto Voynich, definito spesso il più impenetrabile testo in codice della storia, ne decifra interi brani, spiega il senso di illustrazioni apparentemente enigmatiche, ne smonta la fattura fase per fase, in maniera non solo persuasiva, ma incontrovertibile. Nessuno era riuscito a tanto, fino a oggi.
Perché la scelta di una chiave narrativa, anziché saggistica? Lo spiega la protagonista nelle ultime pagine. Il manoscritto sarebbe quasi ignoto in Italia, e conosciuto solo da un numero limitato di “internauti”. La forma romanzo, e nello specifico quella del thriller, ne divulgherebbe l’esistenza e,  tra elementi fantasiosi, offrirebbe gli strumenti per intenderne il senso.

Errore gravissimo, secondo me. Tutto il lavoro di ricerca pluriennale di Aldo Gritti (pseudonimo di un sacerdote, attorniato da un team di collaboratori), rischia di andare perduto proprio per l’adozione di una trama che ricorda Il Codice Da Vinci, e di soffocare negli scaffali già intasati da romanzetti che imitano Dan Brown, alcuni dei quali hanno per oggetto proprio il manoscritto Voynich.
[Un inciso: i libri su Templari, società segrete, vangeli perduti ecc. costituiscono una delle calamità moderne delle librerie, assieme ai noiosissimi e verbosi polizieschi scandinavi, di autori dal nome impronunciabile precursori o imitatori dell’insuperato Stieg Larsson.]
Il lettore comune stenterà a capire cosa ci sia di vero o di falso ne I custodi della pergamena proibita, e solo chi conosca bene il manoscritto e la sua storia potrà destreggiarvisi, non senza difficoltà. Io appartengo un poco al novero, perché anni fa, in un mio romanzo (Magus), inserii sotto altro nome il manoscritto Voynich, proponendone una cifra totalmente di fantasia. Mi divertii anche a disegnare io stesso una pagina mancante dell’originale.
Adesso che del tema si occupa gente più seria, sarebbe necessario e urgente fare uscire un saggio che estrapoli dal romanzo la parte “scientifica”. Non sarà mai un best seller, ma così com’è anche I custodi ha poche probabilità di divenirlo.

Cos’è il manoscritto Voynich? E’ uno scritto di un centinaio di pagine, redatto con lettere curiose ed eleganti da due “amanuensi” diversi. E’ corredato da rozze illustrazioni. Figurazioni astrali, piante sconosciute (a parte un paio) e donnine nude affacciate a balconcini o allineate, congiunte fra loro da quelli che si direbbero organi umani. Il tutto, ben colorato, ha un aspetto al tempo stesso barocco e infantile. La stranezza è tale da provocare un certo turbamento, o almeno sconcerto.
Il manoscritto, oggi conservato presso la Yale University, Beinecke Rare Book and Manuscript Library, secondo la vulgata fu trovato dal libraio antiquario Wilfrid Michael Voynich (in realtà Wojnicz, 1865-1930) nell’università dei gesuiti di Villa Mondragone, a Frascati, nel 1912, e nel 1951 venduto dalla moglie di Voynich, Ethel (1864-1960) a un altro antiquario di New York, H. P. Kraus. Questi non trovò compratori e lo donò alla Beinecke Library, dove è classificato come MS 408.
Il manoscritto è corredato da una dichiarazione dello stesso Voynich, che lo attribuisce a Ruggero Bacone (1214-1294), e da una lettera di Marcus Marci di Cronland, rettore dell’Università di Praga nel XVII secolo, al celebre gesuita Athanasius Kircher, grande esperto in geroglifici.
Da quando l’esistenza del manoscritto ha iniziato a essere nota, grazie agli sforzi di Voynich, si sono moltiplicati i tentativi di decifrazione. Cominciò negli anni Venti un giovane studioso, William Romaine Newbold, che abbracciò la tesi che l’autore fosse Ruggero Bacone, indicato, sulla base di alcuni disegni, come inventore del microscopio e del telescopio.
Non fu creduto (e Voynich, primo ad avanzare l’ipotesi, prese subito le distanze). Del resto, tra le poche piante riconoscibili nel manoscritto figurano un girasole e la pianta carnivora detta “Venus Acchiappamosche” (Dionaea Muscipula), scoperte nelle Americhe, rispettivamente, nel XVI e XIX secolo.
Seguirono molti altri volonterosi decifratori. Il più bizzarro è forse il medico Leo Levitov, che pubblicò nel 1987 un libro dal titolo promettente: Solution of the Voynich Manuscript, Aegean Park Press. Il manoscritto sarebbe stato un manuale liturgico usato dai catari (cioè più o meno ai tempi di Bacone) durante il rito della “endura”: il suicidio in punto di morte praticato dai loro sacerdoti, i “perfetti”. Peccato che l’esistenza della “endura” sia posta in dubbio dagli storici contemporanei, e che Levitov attribuisca ai catari un culto della dea egiziana Iside. Notizia invero strabiliante.
Lasciando da parte la lunatic fringe, il primo studio serio fu quello di M. E. D’Imperio The Voynich Manuscript. An Elegant Enigma, Aegean Park Press, s. d. ma 1976. Non avanzava ipotesi di traduzione, ma elencava i problemi posti dalla codifica del testo.
Molti altri studi, a volte altrettanto seri, a volte meno, si sono succeduti. Presso l’università di Birmingham un ricercatore di origine uruguaiana, Gabriel Landini, indaga con fondi europei ormai da decenni. Ha anche creato un set di font “voynichiani”, scaricabile da qui e da altri siti. Così ognuno potrà crearsi un manoscritto Voynich in proprio.
Nel febbraio 2011 un gruppo di ricerca dell’Arizona University, grazie al Carbonio 14, ha datato le pergamene su cui è scritto il codice in anni compresi tra il 1404 e il 1438. Sì, ma come la mettiamo con il girasole e la pianta acchiappamosche, importati dall’America?
Tra tanta confusione, è arrivato per fortuna Aldo Gritti.

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A questo punto mi trovo in imbarazzo, perché, essendo I custodi un thriller, non voglio e non posso precisare in dettaglio le soluzioni. Mi limiterò a indicare i punti qualificanti della parte del romanzo che si può ritenere frutto della ricerca.

– Aldo Gritti, a differenza di quasi tutti gli altri autori, non si limita a qualificare Voynich un “libraio antiquario”, ma ne indaga la vita. Voynich, ex rivoluzionario populista polacco con un odio particolare per Rosa Luxemburg (raffigurata in caricatura in una delle donnine disegnate nel manoscritto, con tanto di nome e cognome cifrati), divenne spia al servizio di vari committenti, tra cui il socialdemocratico Ebert, fucilatore della Luxemburg. Fu truffatore e, direttamente o indirettamente, sicario (responsabile forse, tra l’altro, della morte dell’anarchico Stepnyak).

– Gritti dimostra la falsificazione della lettera di Marci a Kircher, che pare riferirsi al manoscritto, mentre in origine era relativa a un testo in lingua illirica.

– Gritti – e questa è la cosa più importante – indica il codice complicato usato da Voynich per la stesura del manoscritto, derivante da un manuale di crittografia del napoletano G. B. Porta, e lo usa per decrittare le parti utili del testo, tutte relative a segreti militari (il resto sono orpelli).

– Gritti spiega dove Voynich poté comperare pergamene intonse (che dunque al Carbonio 14 risultano antiche), e come riuscì a fabbricare inchiostri indistinguibili da quelli usati nel passato.

– Gritti spiega il senso di alcune illustrazioni, relative alla biografia del russo-polacco Voynich. Chiarisce anche il perché delle donnine nude e delle piante strane, anch’esse legate a un segreto di ordine militare (però qui sono leggermente più cauto, nel mio consenso: attendo l’auspicabile forma saggistica).

Non vado oltre. Altri avevano giudicato il manoscritto Voynich un falso. I custodi dimostra che in effetti lo è, senza per questo essere privo di senso.
Dopo questo romanzo, il manoscritto è molto meno misterioso, e la strada è aperta per ulteriori ricerche. Spero che il bravo Gabriel Landini non si suicidi.


Intervista ad Aldo Gritti

tratto dal blog http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/post/2734408.html 

Il Manoscritto Voynich è indubbiamente il documento più misterioso al mondo, in quanto nessuno studioso e ricercatore pareva essere ancora riuscito a decifrarlo.  Attribuito all’alchimista Roger Bacon, ma risalente, apparentemente, al XV secolo, è attualmente conservato presso l’Università di Yale, negli Stati Uniti d’America.
Aldo Gritti (www.aldogritti.com), pseudonimo di un giovane sacerdote italiano, è probabilmente riuscito nell’impresa, tanto da redigere un avvincente e particolarissimo thriller-verità: “I custodi della pergamena proibita”, edito da Rizzoli ed in libreria da nemmeno un mese.
“Un thriller geniale”, afferma il noto scrittore horror e fantasy italiano Valerio Evangelisti e prosegue: “un libro brillante e di rara intelligenza. Aldo Gritti, sotto le parvenze del romanzo, è riuscito a risolvere in via penso definitiva uno dei più impenetrabili enigmi del passato”.
Tre efferati delitti. Uno a Firenze, uno a Londra ed il terzo a New Haven, nel Connecticut. Tre martiri innocenti, alla ricerca della verità nascosta dietro al Manoscritto Voynich.
Ma, chi era Wilfrid Michael Voynich ? Ufficialmente un ricco antiquario di origine polacca, già, in passato rivoluzionario bolscevico ed appartenente al movimento sovversivo Proletariat, accanto alla pasionaria marxista Rosa Luxemburg. Ma…non ufficialmente chi era in realtà costui?
Una spia al servizio dell’Impero germanico ? Un doppiogiochista traditore dei suoi ideali ? Il capo di una Confraternita segreta, oppure solo la pedina di una scacchiera incommensurabilmente più grande di lui e del suo stesso ego, coperta da ragioni di Stato inconfessabili ?
Nel romanzo di Gritti, a seguire la pista del Manoscritto, Elda Novelli, ispettrice della Polizia Postale, coadiuvata dal commissario Andrea Corsi, in un’incessante ricerca fra documenti ammuffiti, registrazioni criptiche e rete web.
Come sono coinvolte le vite, ma soprattutto le morti di Pierre Curie, noto fisico francese scopritore della radioattività (e delle sue pericolose implicazioni), della già citata Rosa Luxemburg e l’affondamento dell’apparentemente “inaffondabile” Titanic ?
Linabissamento del Titanic, di cui proprio quest’anno ricorre il centenario, fu un tragico incidente oppure…dietro ad esso ci fu una mano nascosta fra le righe del misterioso Manoscritto Voynich ?
Aldo Gritti ce lo racconta e spiega, con tanto di immagini, documenti e bibliografia ragionata, conducendo per mano il lettore, in un viaggio fra passato e presente, alla ricerca di una verità misconosciuta e volutamente celata.

Per la prima volta dal 1921, è dunque affrontato l’affaire Voynich in modo globale, in quanto l’autore parte proprio dal proprietario del manoscritto stesso, ovvero il libraio antiquario Wilfrid Michael Voynich. Ne effettua una sorta di scavo di archeologia umana, mettendone a nudo la sua vera attività di “spia pura” al servizio di Potenze straniere, per mero interesse personale.

Il thriller di Aldo Gritti è dunque un prodotto letterario rivoluzionario, per la puntigliosa opera di decrittazione del celebre manoscritto Voynich, la cui tragica e vergognosa verità è messa a nudo.

E’ un thriller controcorrente. L’Autore ha la capacità di leggere oltre la selva d’informazioni – ovvero centinaia di link in internet e numerosa documentazione bibliografica – che non rispondono a domande logiche, proprio perché è sbagliata la domanda di partenza. Tutti si chiedono, infatti, che cosa nasconde il Manoscritto Voynich, ma non si chiedono mai chi fosse, in realta, Mr. Voynich.

Aldo Gritti si tramuta dunque in cacciatore di menzogne, denunciando al mondo il marcio celato nelle pergamene redatte nel XX secolo proprio dallo stesso Mr. Voynich, traditore della sua Patria (la Polonia), filo-germanico, nonché servitore degli USA, unicamente per tornaconto personale. Pertanto si apprende – dal romanzo di Aldo Gritti – che quel Manoscritto era una vera e propria arma di distruzione.

“I custodi della pergamena proibita” – distaccandosi da tutte le fantasiose teorie sinora supposte attorno all’ambiguo manoscritto – racconta, con rigore, una realtà storica ben diversa: dagli omicidi di Pierre Curie e Rosa Luxemburg, sino al sabotaggio del Titanic per la costituzione della Federal National Reserve.

Tale differente realtà è inserita in una cornice attuale di fiction, ove gli omicidi di oggi – raccontati nel romanzo – s’intersecano con quelli eccellenti di ieri.

Una trama intessuta con abilità di Aracne, ove agiscono – come in una lanterna magica – personaggi fittizi tratteggiati con un vigore tale da balzar fuori dalle pagine del romanzo, alternandosi a figure del passato, in cui l’Autore penetra empaticamente.

La “suspance intelligente”, fil rouge dell’intera narrazione, accompagna il lettore dall’inizio alla fine, anche nei cadenzati flash-back. Aldo Gritti, infatti, dà vita a Voynich ed alla sua consorte, trasmettendo ai lettori spavento ed indignazione.

“I custodi della pergamena proibita” è certamente il libro dell’anno. Un libro ove la verità rivelata è più importante dell’identità dell’autore stesso che, ad ogni modo, abbiamo la possibilità, qui, di intervistare in anteprima, al fine di rivelarci ulteriori dettagli della sua opera.

Voynich ed il suo Manoscritto

Luca Bagatin: Aldo Gritti, dunque…preferisce che la chiami Signor Gritti oppure Padre ?

Aldo Gritti: Sacerdote lo sono, ma per motivi legati al mio incarico, utilizzo uno pseudonimo.

Luca Bagatin: Le pongo subito una domanda a bruciapelo: quanto c’è di reale nel suo romanzo ?

Aldo Gritti: Tutte le sezioni storiche, riportate nei flash-back, sono frutto di ricerche e anche di dichiarazioni scritte dallo stesso Voynich.

Luca Bagatin: Che cosa ha portato lei, sacerdote cattolico, ad occuparsi del Manoscritto Voynich ?

Aldo Gritti: La ricerca del lume della verità. E’ un secolo che studiosi di tutto il mondo compulsano quella pergamena, azzardando le ipotesi più svariate, fino a tirare in ballo persino gli…alieni, senza offrire alcuna decrittazione. C’è un tempo per ogni cosa. Adesso è giunto il momento di togliere il velo alla “sfinge” muta, come da molti definita la pergamena Voynich.

Luca Bagatin: Come è riuscito a collegare le vicende inerenti a Pierre Curie, Rosa Luxemburg, Voynich e l’affondamento del Titanic ?

Aldo Gritti: E’ dal manoscritto che emergono questi tragici eventi. Ma non hanno collegamento fra loro. Essi sono il risultato delle informazioni fornite – tramite alcune pagine del manoscritto – dalla spia-Voynich alle Potenze straniere cui si era venduto.


Luca Bagatin
: Possiamo dunque dire che si sono finalmente svelate le ragioni della tragica morte di Pierre Curie, investito da un carro, ed il ritrovamento del corpo di Rosa Luxemburg, novant’anni dopo, negli scantinati dell’ospedale Charité di Berlino ?

Aldo Gritti: Circa la morte di Curie ritengo di sì. Per la Luxemburg è una mia ipotesi che il corpo della Charité sia il suo, considerato che il Governo tedesco ha voluto chiudere l’affaire con una rapida autopsia “di Stato” lasciando quel cadavere senza nome. Il Manoscritto Voynich non può far cenno al ritrovamento di un corpo avvenuto nel 2007 !

Luca Bagatin: Nemmeno l’affondamento del Titanic, dunque, fu davvero casuale ?

Aldo Gritti: Assolutamente no. D’altronde è sempre stato ipotizzato che fosse un incidente programmato. La decrittazione del foglio 46 verso del Manoscritto lo conferma.


Luca Bagatin: Qual è il polveroso volume che ha permesso di decifrare gli incomprensibili glifi della pergamena ?

Aldo Gritti: Il “De Furtivis” (edizione 1602) del crittologo partenopeo Della Porta. A ogni glifo corrisponde una “parola variabile”, secondo lo schema prefissato e da Voynich adattato in base alle sue esigenze. Questo particolare è fondamentale. Finora gli studiosi ritenevano che ad ogni glifo corrispondesse una lettera e ciò li ha portati fuori strada.


Luca Bagatin: Nel suo romanzo, alla pag. 381 è l’immagine che riporta la “voce” di quest’opera, tratta da uno dei cataloghi di Voynich…

Aldo Gritti: Appunto. Era sotto gli occhi degli esperti che si sono arrovellati a cercare altrove il sistema di criptazione. Avrebbero dovuto cercare molto più vicino…

Luca Bagatin: Con il suo thriller-verità, possiamo davvero scrivere la parola “the end” sul Manoscritto Voynich ?

Aldo Gritti: Per chi vuole credere, dovrebbe chiudersi il “capitolo Voynich”. Ma i miti sono duri a morire e, anche se la verità stenta a trionfare, i suoi nemici prima o poi finiscono col “perire”.

Luca Bagatin: Può dirci come è riuscito a trovare la chiave di decrittazione del Manoscritto Voynich ?

Aldo Gritti: Il caso ha voluto che entrassi in possesso della documentazione, consegnata dallo stesso Voynich a un confratello e poi giungesse a me. Tutto ciò, affinché – a 80 anni dalla sua morte – fosse divulgata la verità.

 

Luca Bagatin: Un ripensamento di Wilfrid Michael Voynich ?

Aldo Gritti: Un esame di coscienza direi, una confessione, anche se rivelabile ottant’anni dopo la sua dipartita. Confessarsi è il fuoco interiore dell’anima.


Luca Bagatin: Il salmo 129 col quale si apre il libro è il De profundis, vero?

Aldo Gritti: Corretto ed è per Voynich. Lo sa che lei è l’unica persona ad avermelo chiesto ?